#RESTAREACASA: non costringeteci a farlo

Negli ultimi giorni sono state fatte delle dichiarazioni inaccettabili e lesive dell’integrità e della professionalità dei medici in formazione specialistica. Pertanto come coordinamento di specializzandi noi di CoSMEU abbiamo deciso di fare delle puntualizzazioni in merito e di aggiornarvi su ciò che sta succedendo.

Partiamo dai fatti più recenti: le dichiarazioni del direttore sanitario dell’azienda ospedaliera di Padova:

“La diffusione del coronavirus in ospedale sarebbe stata favorita dal comportamento poco prudente degli specializzandi nei momenti di socializzazione al di fuori dell’area assistenziale. Questi sono i soggetti che nel momento in cui si inseriscono nell’Ospedale creano maggiore pericolo. Difatti […] sono stati gli Specializzandi a metterci in difficoltà. “

È questa in sintesi la teoria espressa da Daniele Donato, direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Padova, durante un webinar della Società italiana di chirurgia plastica tenutosi venerdì primo maggio. La replica degli specializzandi di Padova non ha però tardato ad arrivare, chiedendo le scuse pubbliche del Direttore Sanitario a tutti gli Specializzandi che ogni giorno hanno garantito il funzionamento dell’Azienda Ospedaliera Universitaria. Sin dall’inizio dell’emergenza Covid-19 gli specializzandi hanno lavorato in prima linea in tutti i reparti, sopperendo alle carenze di personale strutturato, adempiendo all’attività assistenziale inizialmente senza idonei dispositivi di protezione individuale e in assenza di adeguate disposizioni dalla direzione medica, offrendosi volontari nei reparti dedicati ai pazienti affetti da Coronavirus.

Il rettore dell’università di Padova Rosario Rizzuto ha espresso solidarietà nei confronti degli specializzandi di fronte alle considerazioni del direttore Donato ribadendo che “il coraggio, la generosità e la grande professionalità” che gli specializzandi “dimostrano ogni giorno in ospedale sono stati decisivi anche nell’emergenza Covid-19, nella quale di concerto con l’Azienda ospedaliera Università di Padova sono state sempre assicurate misure di sicurezza di alto livello».  «Per loro, una sola parola a caratteri cubitali: grazie».

Poco dopo la diffusione del video Donato ha diffuso una nota per ridimensionare l’accaduto: “Non volevo criminalizzare nessuno”, precisando che “le riflessioni fatte sono state estrapolate da un seminario” e che i ragionamenti “non erano giudizi attinenti a categorie professionali e che quello degli specializzandi era solo un esempio per dire che all’inizio abbiamo avuto un problema e ora non lo abbiamo più”.

Le Associazioni di rappresentanza degli Specializzandi stanno valutando di adire le vie legali per tutelare la categoria e non escludono di astenersi dall’attività professionalizzante, come ha dichiarato Andrea Frascati, presidente MeSPad, pretendendo non soltanto le scuse pubbliche da parte di Donato ma anche il dovuto riconoscimento del lavoro quotidianamente svolto dai medici in formazione specialistica.

E se per qualcuno gli specializzandi sono denigrati al punto da essere definiti “untori”, per qualcun altro sono semplicemente invisibili al punto da non meritare alcun riconoscimento economico diversamente dagli altri operatori della sanità con cui hanno condiviso turni sfiancanti, dispositivi di protezione individuali insufficienti, direttive inadeguate.

Quindi nonostante lo sforzo, l’abnegazione, l’evidente aiuto fornito, gli specializzandi non vengono considerati quando c’è da riconoscere loro un tributo economico che ad altre categorie legittimamente viene garantito. Ci duole sottolineare che si tratta di un atteggiamento pressoché ubiquitario lungo tutto lo Stivale, fatta eccezione per la Toscana e l’Emilia-Romagna (almeno sulla carta). Ovunque sono state ipotizzate misure economiche da disporre verso gli operatori sanitari coinvolti nell’emergenza COVID senza mai includere i medici in formazione specialistica, fino al caso eclatante della marcia indietro della Regione Lazio. In questo caso, infatti, la Regione ha trovato il cavillo normativo per sottrarsi al versamento del premio per gli specializzandi che non siano in “titolarità di un rapporto di lavoro, di tipo libero professionale o subordinato a tempo determinato”. In altri termini, così facendo, vengono automaticamente esclusi e tutti gli specializzandi che non hanno stipulato contratti aggiuntivi, cioè la maggior parte dei medici in formazione specialistica. Si tratta forse di medici di serie B? Forse hanno contribuito meno degli altri colleghi nella gestione dell’emergenza Covid? Eppure ci risulta che tutti noi, assunti o non assunti, lavoriamo a pieno regime nei Pronto Soccorso e nei reparti riconvertiti Covid, riversando tutte le nostre energie nel lavoro quotidiano, estremamente amplificato dall’emergenza che viviamo, e mettendo ogni risorsa a disposizione dell’ospedale senza esitazione o remora alcuna, condividendo i medesimi rischi. Siamo medici esattamente quanto gli altri.

Inoltre, non si tratta dell’unico bonus che ci siamo visti sottrarre se consideriamo che, grazie all’articolo 34 del DL 23/2020, gli specializzandi sono stati esclusi dall’indennizzo dei 600 euro da parte di ENPAM poiché, oltre alla suddetta cassa previdenziale, paghiamo la gestione separata Inps sulle borse di studio. Borse di studio, tra l’altro, per quali non è previsto alcun esonero dalle tasse universitarie anche in un periodo di emergenza come quello che stiamo vivendo e che ci ha costretto a sospendere ovviamente la classica attività didattica frontale per poter giustamente prestare il nostro servizio oltre che per scongiurare eventuali contagi favoriti da condizioni di assembramento inevitabili.

Non sono prese di posizione fini a sé stesse le nostre.

Quello che vogliamo non è semplicemente pagare meno tasse o ricevere emolumenti.

Quello che vogliamo è essere considerati e valorizzati esattamente quanto gli altri operatori della sanità perché esattamente quanto loro siamo da sempre impegnati in prima linea, e non soltanto in occasione di questa emergenza, fedeli al giuramento tenuto quando ci siamo laureati.

Chiediamo il riconoscimento del nostro ruolo e siamo pronti a RESTARE A CASA se sarà necessario finchè non verrà riconosciuta l’importanza del nostro lavoro.

#r_esistiamo

#medicinonuntori

#piututele

#schiavizzandi

#lavoriamopervoi

#lavoriamoanchenoi

COVID-19: Le domande degli specializzandi

Buonasera a tutti,

come CoSMEU avevamo deciso, dato il momento critico ed il diretto coinvolgimento di solo una parte di noi specializzandi MEU nella emergenza Covid-19, di raccogliere domande al riguardo da parte di tutti voi specializzandi di Italia per poterle esporre a colleghi specialisti coinvolti in prima linea nell’emergenza. Abbiamo trovato nel Dott. Stefano Paglia ed il Dott. Mirko Di Capua (Pronto Soccorso Lodi e Cologno) la massima disponibilità nell’affrontare i quesiti raccolti, e poco fa abbiamo potuto presentare le loro risposte direttamente sul nostro canale Youtube con un webinar!

Per chi non avesse potuto seguire in diretta la conversazione, può trovare la registrazione sul nostro canale!

Buona visione! E se avete altre domande, non esitate a scriverci!

Non ci saranno borse aggiuntive di specialità nel 2020.

CoSMEU (Coordinamento degli Specializzandi in Emergenza-Urgenza) esprime il suo rammarico per il DL numero 18 del 17.03.20 con il quale sono stati eliminati i fondi, presenti invece nella bozza, che avrebbero finanziato 5000 borse di specialità in più rispetto all’anno precedente.
Tutto questo avviene in concomitanza con il passaggio ufficiale alla laurea abilitante e conseguente immissione di circa altri 10.000 colleghi neolaureati nell’imbuto formativo.

Come associazione di specializzandi ci uniamo alle posizioni espresse da SIGM ( Segretariato Italiano Giovani Medici) e da quanto dichiarato da Anelli, presidente della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri)

L’emergenza del Coronavirus ha messo in evidenza ancora una volta la grave carenza di medici specialisti sul territorio nazionale e la soluzione non può sicuramente essere quella di non aumentare le borse di specializzazione.

È lampante quanto sia faticoso lottare contro una pandemia dopo anni di sconsiderati tagli alla sanità pubblica, con grave depauperamento di risorse, compreso il personale sanitario.

La grave carenza dei medici è ascrivibile ai numerosi tagli fatti a carico della formazione degli stessi, con la creazione di un imbuto formativo che ha lasciato in un limbo migliaia di giovani colleghi, abilitati alla professione medica, ma impossibilitati nel conseguimento della formazione specialistica.

Siamo consapevoli dell’enorme sforzo economico richiesto da questa emergenza, ma oggi ancora di più dobbiamo analizzare criticamente i problemi del nostro SSN ed essere lungimiranti, investendo sulla formazione del personale sanitario e cercando di non perpetuare negli errori fatti in passato, di cui oggi, in questo momento di emergenza, stiamo pagando le conseguenze.

CoSMEU esorta la popolazione a rispettare le restrizioni necessarie ad arginare l’epidemia di Coronavirus. Un abbraccio a tutti gli specializzandi MEU e delle altre discipline, che in questi giorni sono direttamente impegnati nella lotta contro l’epidemia.
#iorestoacasa #gomeu

#IORESTOACASA

Da Padova a Riccione il Tour di CoSMEU prosegue…

Carissimi CoSMEUnautici, come state?
Vi attende un’emozionante stagione ricca di iniziative che stiamo preparando per voi ed una si terrà proprio nella calda e soleggiata Riccione!
Ma prima di prendere carta e penna e annotarvi i prossimi appuntamenti, ripercorriamo insieme quelli che sono stati gli eventi dell’ultimo mese.

Per chi se la fosse persa il 4 e 5 Febbraio scorso si è svolta a Padova la V Assemblea Nazionale di CoSMEU.

Attraverso i video delle relazioni della prima giornata, che trovate nel nostro canale youtube e nel nostro sito ripercorriamo insieme i momenti salienti attraverso le voci dei protagonisti dell’assemblea.

Con chi ha fatto la storia della Medicina d’Emergenza-Urgenza e chi la sta facendo adesso è stata raccontata la storia della nostra specializzazione.
Abbiamo parlato di ricerca in medicina d’emergenza urgenza, di trauma intra ed extraospedaliero.
Sono stati fatti dei focus su alcune delle patologie che più frequentemente si presentano in PS, sincope e ipertensione, e su quelle che se non ci pensi ne tratti solo la metà: la crisi falcemica.
L’ecografia è stata una grande protagonista della nostra assemblea attraverso il Dott.re Cianci e il Dott.re Copetti.

CoSMEU, come ben sapete, è impegnata in prima linea anche negli argomenti di attualità che ci riguardano da vicino e l’assemblea è stata l’occasione per farne il punto, anche grazie all’intervento di Federspecializzandi riguardo il DL Calabria e i neolaureati nel Dipartimento di Emergenza-Urgenza.
E’ stata infine ribadita l’importanza di costituire un curriculum nazionale standardizzato, che raccolga i requisiti minimi per essere specialisti in Medicina d’EMergenza Urgenza, valido per tutti gli specializzandi MEU.

Durante la seconda giornata di Assemblea sono state apportate modifiche allo statuto della nostra associazione e presentati i progetti formativi all’estero promossi da CoSMEU. (Di cui trovate nel nostro sito il verbale).

A concludere l’Assemblea, sono intervenuti due amici di CosMEU, Carlo d’Apuzzo e Rodolfo Sbrojavacca.

Dopo questa doverosa premessa veniamo agli appuntamenti di questa calda stagione che sta per arrivare!!

Il prossimo 20 Aprile a Firenze si terranno i nostri tavoli di lavoro su Curriculum Nazionale e Neolaureati/proposte alla carenze dei Medici nell’area di emergenza-urgenza. Il vostro contributo le vostre idee sono importanti e fondamentali!! Nei prossimi giorni vi comunicheremo ora e luogo!

Dal 14 al 16 Maggio prossimo si terrà a Riccione il congresso Nazionale SIMEU: GRATIS per gli specializzandi!!Sì avete capito bene…gratis!!

Il 14 maggio dalle 9:00 alle 12:30 per i nostri iscritti ci sarà
l’assemblea di CoSMEU. Partecipare è semplice!
Clicca questo link (o in alternativa entrate nel sito di SIMEU –> FORMAZIONE –> CORSI cercate l’evento “ASSEMBLEA CoSMEU 2020”.
All’atto dell’iscrizione verrà chiesto l’inserimento di una password: assembleacosmeu20.



Oltre a questi imperdibili appuntamenti, visto il vostro entusiasmo all’assemblea di Padova relativo all’ambito della ricerca, vi informiamo che riparte il progetto GreCoS (Gruppo Ricerca in Emergenza CoSMEU) di CoSMEU.

Per ulteriori informazioni contattate:
Valerio Stefanone, past president CoSMEU: valerio.stefanone@hotmail.it
Alessandro Salzmann, consigliere CoSMEU: alessandro.salzmann@gmail.com

Per ora è tutto….o quasi!!
Il nostro incontro a Padova ci ha dato degli spunti di riflessione sulla nostra specializzazione, di quanto sia importante SAPERE, SAPER FARE e infine SAPER ESSERE.
Con le nostre iniziative, con il vostro contributo cerchiamo ogni giorno a realizzare il SAPER ESSERE specialista in medicina d’emergenza urgenza, ma non possiamo dimenticarci di quanto sia importante il METODO, il CERVELLO e la…DETERMINAZIONE nella nostra professione.
Vi salutiamo dicendo che, abbiamo contattato i Direttori delle SS MEU per stabilire un incontro per parlare di curriculum, formazione e ricerca a proposito del quale ci sono sembrati entusiasti!

Fisseremo a breve una data per incontrarci con loro, come sempre vi terremo informati!!

L’EDITORIALE DOMENICALE DI COSMEU

Buona domenica cari CoSMEUnautici,

Come saprete, in questi giorni Simeu con 200 direttori di PS ha depositato in senato un documento in cui propone alcune soluzioni alla crisi dei Pronto Soccorso italiani.

Come andava di moda qualche tempo fa, abbiamo deciso di rispondere con un editoriale domenicale. Vi rubiamo qualche minuto perché ci teniamo a fare delle puntualizzazioni relativamente ad eventi e fatti che ne sono seguiti

Ci dissociamo in buona parte dal documento proposto dall’Accademia dei Direttori e ci teniamo a precisare che non siamo affatto stati per coinvolti nella stesura.

In particolare, la partecipazione ai concorsi per dirigente medico senza specializzazione precedente acquisita conduce a nostro giudizio a 3 criticità principali: offre ai pazienti cure non qualitativamente omogenee, esponendoli a maggiori rischi, tende a creare professionisti “di serie A e di serie B” e non ultimo dequalifica la nostra professione.

Siamo estremamente consapevoli della carenza dei medici nell’area di medicina d’emergenza-urgenza  e abbiamo in più occasioni proposto delle soluzioni a breve e a lungo termine che non ledano la figura dello specialista in medicina d’emergenza-urgenza, ispirandosi anche altre realtà europee e oltre oceano.

In questi giorni di elezioni del nuovo direttivo SIMEU ci pare di particolare rilievo affermare anche con la nostra voce che l’unione fa la forza e solo così si delinea – insieme – un futuro diverso e migliore per la nostra professione e per i nostri pazienti.

E allora Cosmeu?

Come Cosmeu stiamo lavorando alla redazione di un curriculum formativo omogeneo a livello nazionale e a una soluzione a breve termine  che preveda l’assunzione di giovani colleghi neoabilitati con contratto a tempo determinato che si occupino dei codici a bassa complessità tutorati da medici di medicina d’emergenza-urgenza per cui vi rinnoviamo l’invito ai tavoli di lavoro Nazionali che si terranno a Bologna il 28 novembre pv.

Riproponiamo inoltre, qui sotto alcune delle nostre proposte per risolvere la carenza dei medici nel dipartimento di medicina d’emergenza-urgenza:

Soluzioni a lungo termine

  1. Aumentare le borse ministeriali e regionali in Medicina d’Emergenza-Urgenza fino al massimo consentito dalla rete formativa per raggiungere gli 800 contratti annuali;
  2. Riconoscere al lavoro di Medico ed Infermiere d’Emergenza-Urgenza lo status di lavoro usurante;
  3. Incrementare lo stipendio per il personale medico ed infermieristico dei Pronto Soccorso;
  4. Incrementare l’efficienza del filtro territoriale ed aumentare i posti di degenza presso i reparti ospedalieri;
  5. Elaborare una carriera universitaria specifica per la Medicina d’Emergenza Urgenza.

Soluzioni a breve termine

  1. Attivare su scala nazionale i concorsi a tempo indeterminato per gli specialisti e per gli specializzandi all’ultimo anno, recependo appieno i commi 547 e 548 recentemente approvati in Legge di Bilancio 2019;
  2. valutare l’estensione dell’attività intramuraria, attualmente garantita per legge anche agli specializzandi, in alcuni specifici ambiti dell’emergenza urgenza o permettere agli specializzandi dell’ultimo anno di fornire prestazioni limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo, con vincoli tali da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale;
  3. Eliminare immediatamente la possibilità di un canale formativo parallelo non standardizzato che porterebbe alla creazione di un medico di Emergenza-Urgenza di serie B con le stesse responsabilità.

Concludiamo lasciandovi una review che sottolinea l’importanza di fare la specializzazione in medicina d’emergenza urgenza con un percorso formativo adeguato.

#noicontinuamoamettercilafaccia e non molliamo
GoCoSMEU!

Direttivo CoSMEU.

I have a dream

Carissimi CoSMEUnautici,

inizierò il resoconto dei 3 giorni settembrini più intensi di questi primi mesi del nuovo direttivo di CoSMEU, intensi sotto tutti i punti di vista (carenza di sonno, entusiasmo, paura, aspettative), ringraziando tutti voi per continuare a farci credere in un sogno: la medicina d’emergenza urgenza.

Questa spumeggiante settimana è iniziata con un mio breve intervento a PresaDiretta, che trovate cliccando al seguente Link .

Martedì abbiamo inaugurato CoSMEU on Tour

iniziando a scoprire una realtà della medicina d’emergenza-urgenza che è così poco nota, ma per la quale non possiamo più essere impreparati, la Medicina dei Disastri e delle Catastrofi, come ci hanno dimostrato esempi quali la catastrofe del ponte Morandi e la strage di Corinaldo. Già da questo inizio per fortuna entusiasmante e per niente affatto catastrofico, abbiamo ribadito quanto sia importante la FORMAZIONE nella nostra professione e specialità. Grazie a delle brillanti relazioni passando dal paziente con shock emorragico al trauma toracico nel dipartimento di medicina d’emergenza-urgenza è stato sottolineato che cosa significa la RICERCA per lo specializzando e specialista MEU: significa CRESCERE come specialista, essere RICONOSCIUTI come tali dalla comunità scientifica e concorre a costruire la NOSTRA IDENTITA’. Vi abbiamo poi parlato dei nostri progetti, di cosa pensa CoSMEU a proposito dei neoabilitati in PS, del DL Calabria.

Abbiamo inoltre illustrato i risultati della SURVEY, questionario anonimo sulla valutazione delle competenze e conoscenze delle Scuole di Specializzazione sul territorio nazionale, del quale a breve vi forniremo i risultati sul nostro sito.

Non ci siamo dimenticati di parlare del Curriculum Formativo dello Specializzando Medicina d’Emergenza-Urgenza, argomento che da sempre CoSMEU cerca di realizzare per rendere uniforme e omogenea la FORMAZIONE a livello nazionale.

Il Curriculum che concorre alla standardizzazione della formazione a livello nazionale è stato oggetto anche dell’incontro di Mercoledì con i Direttori di Scuola.

Il Professor Avanzi, direttore della Scuola del Piemonte Orientale, ha provato ad immaginare un ideale percorso futuro per la nostra Scuola proponendo alcune macro aree (riguardanti abilità e competenze teoriche, pratiche ed “umane”) di apprendimento, evoluzione e crescita su cui dovrebbe svilupparsi il percorso del medico in formazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza (MEU)

Con i direttori abbiamo parlato anche della delicatissima situazione dei neoabilitati che vengono assunti, tramite bandi indetti a livello regionale, per supplire alle carenze di personale nell’aree di medicina d’emergenza-urgenza e non solo. A tale proposito è intervenuta la nostra collega americana nonché amica, Lexie Asrow,

con cui collaboriamo da due anni al progetto ChiCoS, che si è offerta di aiutarci in questo difficile momento, suggerendoci delle possibili soluzioni adottate in America per lo stesso problema, soluzioni da adattare al contesto italiano, che in nessuno modo possano mettere a rischio o svilire la nostra specializzazione: abbiamo iniziato a parlare così della figura dell’assistant doctor americano e del junior doctor inglese, figure che approfondiremo nelle prossime settimane. La dott.ssa Asrow si è offerta anche di aiutarci nella stesura del curriculum nazionale, accelerando i tempi della realizzazione di esso, ispirandoci ai programmi formativi dei nostri cugini Americani, evitando di ripetere errori che loro hanno commesso in passato prima di raggiungere questo importante obiettivo.

Tanta carne è stata messa al fuoco in questi giorni e visto che non c’è più tempo d’aspettare abbiamo già fissato fin d’ora un prossimo incontro con i direttori per parlare di curriculum nazionale e degli scenari che si avvicendano nella medicina d’emergenza-urgenza italiana, del quale vi terremo informati sul luogo e il giorno (probabilmente il 25 Novembre prossimo a Bologna).

Pertanto, usando le parole di Martin Luther King “even though we face the difficulties of today and tomorrow, we still have a dream”, anche se stiamo attraversando un periodo storico difficile per la nostra specializzazione e professione, questi 3 giorni ci hanno fatto capire che INSIEME possiamo realizzare il nostro sogno. #noicimettiamolafaccia e voi?

Go CoSMEU!!

Maria Luisa Ralli, presidente CoSMEU e il Direttivo

LETTERA AI NEO-COLLEGHI

Cari Colleghi neoabilitati e neolaureati, 
Questa volta ci rivolgiamo direttamente a voi.

In quanto CoSMEU (Coordinamento Specializzandi in Medicina d’Emergenza Urgenza) ci siamo espressi più volte [1] in merito alla scelta di alcune Regioni [2] di ricorrere a voi, giovani Colleghi neolaureati, per tamponare la crisi dei Pronto Soccorso. Apprendiamo in queste calde giornate di agosto che anche la Regione Veneto [3] ha deciso di seguire la strategia intrapresa dalla Toscana allargando la decisione anche ai reparti di Medicina Interna e Geriatria, mentre in Puglia si è già provveduto ad assumervi senza specialità nei PS di Barletta, Brindisi e Lecce [4]. Purtroppo è un fenomeno che sembra destinato a crescere poiché anche il Friuli Venezia Giulia  e la Lombardia sono interessate a soluzioni di questo tipo.

Dov’è l’inganno?

Quello che vi viene promesso è di ricevere una formazione generica di qualche ora, seguita da un periodo variabile di tirocinio nelle corsie di ospedale. 

Quello che non vi viene detto è che tutto ciò sarà verosimilmente insufficiente per mettervi nelle condizioni di lavorare in Pronto Soccorso con serenità e in sicurezza per voi e per i pazienti. 

Soprattutto – questo è l’aspetto più grave e tristemente dolente – non vi viene spiegato che, alla fine di questo percorso, resterete precari, in quanto al SSN si accede esclusivamente con pubblico concorso e in possesso del titolo di specialista, come tassativamente sancito dalla Corte Costituzionale [5]. 

In Toscana, terminati i due anni di contratto, potrete solamente lavorare per il soccorso extraospedaliero, cioè per il 118.
In Veneto potrete solamente partecipare a procedure comparative per l’assegnazione di incarichi di lavoro autonomo, cioè verrete inquadrati come “liberi professionisti” con partita IVA.

Tutto questo è inaccettabile poiché porta ad un impoverimento dell’offerta formativa e lavorativa con un scadimento del riconoscimento professionale.
E i primi ad indignarsi dovreste essere siete voi, cari Colleghi.

E allora cosa?

Come associazione di medici specializzandi ci battiamo da tempo contro lo screditamento delle specializzazioni di area medica. Anche quest’anno, insieme ai colleghi di Federspecializzandi e SIGM abbiamo chiesto l’aumento delle borse di studio, specialmente in Medicina d’Emergenza-Urgenza, ribadendo la contrarietà a percorsi di formazione paralleli che creerebbero professionisti di SERIE B.

Certo, il panorama delle scuole di specializzazione è migliorabile. Come Cosmeu abbiamo creato un piano di studio nazionale per la medicina d’emergenza-urgenza che attualmente è stato adottato in due atenei. Stiamo portando avanti il procedimento per la creazione di un curriculum del medico d’emergenza urgenza in modo da determinare le caratteristiche di questa figura professionale. Ogni anno, tramite un questionario nazionale delle scuole compilata dagli specializzandi, eseguiamo un monitoraggio della formazione nei vari atenei che poi presentiamo all’Accademia dei Direttori, tavolo di lavoro di cui fanno parte tutti i direttori MEU d’Italia.

Tutto questo per cercare di dare vita ad una figura professionale valida e capace di rispondere alle sfide che la medicina ci mette davanti in un mondo sempre più esigente e sofisticato.

Non accettate di essere sfruttati e mandati a svolgere uno dei lavori più delicati e complessi del SSN senza formazione e tutele adeguate col rischio di pagarne un prezzo troppo alto! Ci rendiamo conto della carneficina che annualmente si consuma tra colleghi dinanzi ad un numero ridicolmente inadeguato di contratti disponibili: perdiamo occasione per denunciare quanto sia grave questa situazione, specie a fronte delle carenze di organico della sanità pubblica. Ma siamo fermamente convinti che una formazione specialistica di qualità non può avvenire in maniera sbrigativa tramite canali alternativi a quelli delle scuole di specializzazione.

Alcuni di voi si sentiranno coraggiosi e desiderosi di mettersi in gioco, ma non c’è nulla di coraggioso nel correre stupidi rischi per i pazienti e sé stessi.
Si sa, la gatta frettolosa fece i gattini ciechi; una formazione improvvisata può fare peggio!

Restiamo uniti, piuttosto, e pretendiamo insieme che i fondi delle Regioni vengano utilizzati per correggere l’annoso problema dell’imbuto formativo, che vi costringe a scegliere questa strada poco sicura sotto ogni punto di vista, e per garantire una formazione standardizzata e di elevata qualità per tutti.

Direttivo CoSMEU


Riferimenti:

[1] https://cosmeu.wordpress.com/2019/06/24/non-per-una-mela-al-giorno/
https://cosmeu.wordpress.com/2019/05/22/risposta-ai-direttori-dei-ps-toscani/
https://cosmeu.wordpress.com/2019/01/12/comunicato-congiunto-sul-recente-e-discusso-emendamento-semplificazioni-proposto-dal-governo/

[2]https://firenze.repubblica.it/cronaca/2019/06/29/news/toscana_150_nuovi_medici_neolaureati_nei_reparti_d_emergenza-229933202/

[3]http://www.padovaoggi.it/attualita/sanita-assunzione-nuovi-medici-laureati-specializzandi-veneto-padova-14-agosto-2019.html

[4]https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/08/16/news/sos_pronto_soccorso_largo_ai_neolaureati_per_coprire_i_turni-233764603/

[5]https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=150

NUOVE LINEE GUIDA PER IL PRONTO SOCCORSO OLTRE I COLORI E I NUMERI: La SINTESI e il PUNTO DI VISTA CoSMEU

In data 1 agosto 2018  è stato pubblicato l’Accordo Stato – Regioni sulle “Linee di indirizzo nazionali sul Triage intraospedaliero, sull’Osservazione Breve Intensiva e per lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffolamento in P.S.” Nelle ultime ore ci sono stati molti commenti da più parti, specie da parte di alcuni colleghi. 

Come Coordinamento degli specializzandi MEU ci siamo presi del tempo per capire un po’ meglio cosa è stato prodotto e cosa dovrebbe comportare per professionisti e pazienti.
Non si parla solo dei codici colore! Inoltre, le disposizioni del documento non entreranno in vigore subito, ma ci sarà una fase di transizione di 18 mesi. Vediamole punto per punto.

LO SPIEGONE

OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA – OBI

Si ribadisce la definizione e le funzioni dell’OBI come struttura all’interno del pronto soccorso volta all’inquadramento più approfondito del malato, al fine di procedere alla dimissione in sicurezza o al ricovero appropriato. Sono descritte inoltre le dotazioni strutturali, gli equipaggiamenti indispensabili oltre al numero di personale in servizio (tab. 1).

La dotazione delle postazioni dedicate all’OBI è individuata mediante il criterio di 1 postazione ogni 5.000 accessi al Pronto Soccorso. 
Per l’OBI pediatrica si prevedono almeno 2 postazioni per ogni U.O. di Pediatria o P.S. pediatrico, oppure 1 postazione ogni 4.000 accessi in P.S. La dotazione di personale dedicato deve essere afferente all’UO Pediatria.

Dotazione tecnologica. La dotazione tecnologica è compatibile con i quadri clinici da assistere in OBI. Ogni postazione di OBI deve avere a disposizione il sistema di erogazione dell’Ossigeno e il sistema di aspirazione. Almeno il 50% delle postazioni deve essere dotata di sistemi di monitoraggio emodinamico e respiratorio centralizzati, collocati nell’area della postazione infermieristica. Nell’OBI, sia per adulti che pediatrica, oltre alla dotazione standard di materiale sanitario, sono presenti le seguenti apparecchiature:

  • carrello per l’emergenza con monitor defibrillatore/stimolatore;
  • ventilatore meccanico;
  • dispositivi per la somministrazione di Ossigeno nelle diverse situazioni cliniche (maschera di Venturi, maschera ad alto flusso, CPAP – Pressione Positiva Continua nelle vie Aeree);
  •  elettrocardiografo e  pompe infusionali.

Devono, inoltre, essere disponibili nell’ambito del Pronto Soccorso le seguenti apparecchiature: un ecografo pluridisciplinare ed un emogasanalizzatore.

Nell’OBI pediatrica devono essere presenti le dotazioni di dispositivi e apparecchiature adeguati alle diverse fasce di età. Nell’OBI ostetrica la dotazione tecnologica deve prevedere anche un ecografo multidisciplinare con sonda transvaginale (eco fast) e un apparecchio di cardiotocografia fetale.

Tempi. Il tempo di permanenza codificato per l’OBI va da un minimo di 6h (dall’ingresso in OBI) ad un massimo di 44h (dall’inizio di  presa in carico al Triage).

Formazione. Per mantenere elevati i livelli qualitativi di performance, è opportuno effettuare una rotazione periodica e costante del personale tra l’area di P.S. e quella dell’OBI.
I Dipartimenti di Emergenza – Urgenza devono prevedere, nell’ambito del programma di formazione. un percorso formativo di base per la gestione delle principali situazioni cliniche di pertinenza dell’OBI e una formazione permanente, che consenta ai professionisti di mantenere un livello di aggiornamento specifico per gli aspetti assistenziali, organizzativi e relazionali.

TRIAGE INTRAOSPEDALIERO

Questa parte rappresenta il capitolo che ha suscitato più polemiche e presenta maggiori sfide attuative. Nel documento si legge chiaramente che la funzione di Triage non riduce i tempi d’attesa dei pazienti, ma li ridistribuisce, a favore di chi ha necessità di interventi in emergenza e urgenza. 
L’assegnazione del codice di priorità è l’esito della decisione infermieristica ed è basata sugli elementi rilevati nelle fasi di valutazione. Ciò determina la priorità dell’accesso alle cure da attribuire al paziente in relazione alle sue condizioni cliniche, al rischio evolutivo e alla disponibilità delle risorse. Non necessariamente il codice di priorità assegnato al Triage corrisponde alla gravità del paziente!

Nel modello proposto si adotta un sistema di codifica a 5 codici numerici di priorità, con valori da 1 a 5, ove 1 indica il massimo livello di gravità. Le Regioni possono associare al codice numerico anche il codice colore, secondo quanto riportato nella Tabella. Per ognuno dei 5 codici si indica anche il tempo massimo di attesa per l’accesso alle aree di trattamento.

La presa in carico del paziente avviene al Triage e non coincide necessariamente con l’inizio della visita medica. L’infermiere di Triage è dotato di autonomia professionale, in relazione alle competenze acquisite durante il corso di formazione, e può essere specificatamente autorizzato alla somministrazione di alcuni farmaci, all’esecuzione di prelievi ematici ed all’inizio di trattamenti, qualora queste attività siano previste da protocolli interni. Nei Pronto Soccorso con affluenza superiore a 25.000 accessi l’anno, il Triage deve essere svolto da infermieri dedicati a tale funzione in maniera esclusiva. E’ raccomandata la presenza di una figura addetta a garantire la sicurezza dei visitatori e degli operatori.

Comunicazione, nuove figure nella gestione dei conflitti. Con la definizione di Accoglienza in Triage ci si riferisce alla presa in carico globale della persona e alla gestione delle informazioni con i relativi care givers, dal momento dell’arrivo in P.S. e durante l’attesa. Particolare rilevanza rivestono anche gli aspetti della comunicazione e delle capacità relazionali con la persona assistita e con il nucleo familiare, soprattutto nella gestione di conflitti e di eventi critici. A tale scopo, oltre la formazione specifica per l’infermiere di Triage, è opportuno formare più unità di personale e disporre di una funzione di psicologia aziendale. Per accogliere i cittadini che giungono in PS, è possibile prevedere nella sala d’attesa anche la presenza di personale laico volontario, specificamente formato, ed autorizzato, attraverso appositi progetti.

PERCORSI RAPIDI

See and Treat. Il See and Treat è un modello di risposta assistenziale ad urgenze minori predefinite, che si basa sull’adozione di specifici protocolli medico-infermieristici definiti a livello regionale per il trattamento di problemi clinici preventivamente individuati; è un approccio applicabile alla gestione della casistica a bassa intensità di cura e di complessità diagnostica ed organizzativa che si presenta al Pronto Soccorso. Tale modalità assistenziale non può essere adottata nell’approccio a sintomatologie che necessitano di approfondimenti specialistici (es. dolori addominali, sintomi neurologici, problematiche cardiovascolari o respiratorie). In questo modello organizzativo, il paziente viene preso in carico in una determinata area del Pronto Soccorso ove l’infermiere in possesso di formazione specifica applica le procedure del caso e, previa condivisione con il medico, assicura il completamento del percorso.

Fast track. Il Fast Track è un modello di risposta assistenziale alle urgenze minori di pertinenza mono specialistica (ad es. oculistica, otorinolaringoiatrica, odontoiatrica, ginecologica/ostetrica, dermatologica), alle quale nella fase di Triage è stata attribuita una codifica di urgenza minore. Anche per questo percorso l’attivazione si avvia dal Triage ed è condotta sulla base di specifiche linee guida e di protocolli validati localmente che, in presenza di un quadro di patologia minore con chiara pertinenza mono-specialistica, consentono di inviare il paziente direttamente allo specialista competente.

GESTIONE DEL SOVRAFFOLLAMENTO IN PRONTO SOCCORSO

Il Pronto Soccorso è un servizio dedicato a fornire risposte immediate alle richieste di assistenza ritenute urgenti dalla popolazione. In riferimento a tale definizione, la mission del Pronto Soccorso appare complessa: “garantire risposte e interventi tempestivi, adeguati e ottimali, ai pazienti giunti in ospedale in modo non programmato, affrontando le situazioni di emergenza e urgenza clinica e assistenziali attuando tutti i provvedimenti immediati salva vita”. In una situazione in cui il normale funzionamento del Pronto Soccorso viene impedito dalla sproporzione tra la domanda sanitaria, costituita dal numero di pazienti in attesa e in carico, e le risorse disponibili, fisiche e/o umane e/o strutturali necessarie a soddisfarla, si parla di sovraffollamento (overcrowding).

Boarding. È la “cattiva pratica” di tenere pazienti da ricoverare sulle barelle nei corridoi del Pronto Soccorso per ore o giorni per la mancanza di posti letto; rappresenta la causa primaria del sovraffollamento del Pronto Soccorso.Tra le cause che determinano tale fenomeno, si considerano fattori in ingresso (“input” – eccessivo numero di accessi in ps), fattori interni strutturali (“troughput” – tempi di attesa degli esami, processazione richieste, tempi di espletamento delle consulenze, tempi di refertazione, malfunzionamenti delle strumentazioni) e fattori di uscita (“output” – mancanza posti letto, fragilità dei pazienti). Il sovraffollamento ha gravi conseguenze:

  • sui pazienti: peggioramento degli outcome: aumento della mortalità, ritardi di valutazione e trattamento, aumento dei tempi di degenza, rischio di nuovo ricovero a breve termine, ridotta soddisfazione del paziente, esposizione agli errori;
  •  sugli operatori: mancata aderenza alle linee guida di buona pratica clinica, aumento dello stress e del burn out, aumento degli episodi di violenza verso gli operatori stessi;
  •  sul sistema: aumento della lunghezza di permanenza in Pronto Soccorso e della degenza in ospedale.

Il documento propone un lungo elenco di soluzioni utili per agire su ciascun livello in cui si crea “l’intoppo” che rallenta il flusso del paziente dalla presa in carico al trattamento definitivo (dimissione – ricovero). 

Tra le principali (se vi sembra un elenco inutile ed infinito, vi capiamo):
Definizione per ciascun territorio di percorsi di “affidamento diretto” per la presa in carico da parte delle Unità Operative Ospedaliere dei casi urgenti già seguiti dalle stesse (es. pazienti oncologici- nefrologici-ematologici- supporto trasfusionale-urologici).
Definizione per ciascun territorio di percorsi per la gestione delle urgenze ambulatoriali con classe di priorità di tipo U (entro 72 ore).
Implementazione presso ciascun Pronto Soccorso di modalità strutturate per la gestione l’informazione/indirizzamento dei pazienti verso la rete dei servizi sociali sociosanitari per percorsi complessi.
Definizione per ciascun territorio di protocolli per l’identificazione, trattamento e presa in carico sanitaria e/o sociale dei “frequent user”.
Definizione per ciascun territorio di percorsi condivisi tra ospedale e territorio per la gestione del “fine vita” con particolare riferimento ai pazienti in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e in strutture protette.
Realizzare e rafforzare i servizi territoriali e soprattutto la loro capacità di intercettare quanto sarebbe inappropriato nell’ambito del Pronto Soccorso, incentivando la realizzazione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), di Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) o anche di Case della salute e Ospedali di Comunità, Hospice.
Adozione di strumenti di comunicazione (sistemi informativi) volti a condividere con i servizi ed il personale coinvolto i livelli di priorità e le informazioni sullo stato di avanzamento dei percorsi;
Attuazione di strategie di “rinforzo temporaneo” del personale medico, infermieristico e di supporto.
Definizione di un numero preordinato di posti letto, di area medica e chirurgica, quotidianamente a disposizione del Pronto Soccorso, al fine di assicurare le esigenze ordinarie di ricovero urgente di tale servizio.
Pianificazione di un numero di dimissioni medio pari al bisogno quotidiano del Pronto Soccorso, anche attraverso il monitoraggio della durata di degenza dei pazienti.
Adozione di specifiche procedure organizzative aziendali e interaziendali che garantiscano il rapido back transfer dei pazienti dai centri Hub di riferimento ai centri Spoke, con l’obiettivo prioritario di decongestionare i centri a maggior afflusso di pazienti.
Definizione di accordi di rete con i presidi ospedalieri e/o cliniche, che non hanno ruolo nella rete dell’emergenza-urgenza, per la disponibilità di posti letto per acuti e per post-acuti.
Definizione di percorsi ambulatoriali post-Pronto Soccorso per la presa in carico del paziente al fine di garantire una dimissione sicura e una minore percentuale di re-ingressi in Pronto Soccorso.
Blocco temporaneo dei ricoveri programmati o non urgenti per un intervallo di tempo rapportato alla severità del sovraffollamento. Inizialmente la soluzione dovrà interessare le Unità Operative dell’area medica, compresa l’area medico-specialistica, e in seconda istanza le Unità Operative dell’area chirurgica.

Bed Manager. Presso la Direzione Sanitaria viene individuata una funzione aziendale di “facilitazione dell’attività di ricovero in emergenza-urgenza”, attribuita a personale debitamente formato e munito di adeguata esperienza e competenza in materia. Tale funzione di facilitazione opera in sinergia con il Dipartimento di Emergenza Urgenza e la Direzione Ospedaliera e garantisce stretta connessione con le altre funzioni deputate alla gestione dei flussi dei pazienti.
Presso il Pronto Soccorso viene individuata la funzione operativa di Emergency manager, da assegnare a personale adeguatamente formato e con adeguata esperienza e competenza in materia. Tale funzione, che si svolge in correlazione con il Bed Manager per le attività relative al ricovero del paziente, ha l’obiettivo di ottimizzare la gestione del percorso di cura in emergenza-urgenza dei pazienti all’interno delle varie aree del Pronto Soccorso.

COSMEU SAYS

Le linee guida nazionali rappresentano un documento importantissimo a livello di clinical governance: finalmente vengono riportati nero su bianco gli “obblighi” che le strutture dovrebbero rispettare. Si tenta di stringere un rapporto di fiducia e collaborazione con il cittadino, si stabiliscono degli standard imprescindibili che assicurano le migliori cure possibili per i pazienti e condizioni lavorative ottimali per gli operatori. Vengono definiti ruoli e competenze che finora sono stati esercitati in maniera non sistematica. Si cerca una manovra che porti il sistema a monitorare e modificare quegli ingranaggi che risultano essere poco scorrevoli.

Tuttavia, come si legge nella prima pagina del documento:

E quindi, seriamente, a fronte di proclami e buone intenzioni, come si pensa di riformare un sistema senza investire nulla di più, come se non si trattasse di un sistema in profonda difficoltà ma avesse già tutto quello di cui necessita?
Siamo davvero così sicuri che basti stabilire obiettivi ambiziosi senza poi curarsi di come raggiungerli per risolvere i problemi? 

Ma andiamo nello specifico.

OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA – OBI

La funzione e la preziosità dell’OBI ben organizzata e gestita  sono due punti sui quali ci possiamo ritrovare tutti d’accordo. Ma le risorse? Quante OBI hanno le strumentazioni richieste? E soprattutto, quante OBI hanno sufficiente personale medico ed infermieristico come richiesto h24, senza l’aiuto di specializzandi e tirocinanti? 
Essendo un’area specialistica, come ribadito, è necessaria una formazione specifica per il personale. Come medici in formazione, siamo sempre ammaliati dal suono di questa parola, ma poche volte le nostre aspirazioni vengono adeguatamente soddisfatte. Riusciranno le aziende a formare adeguatamente i medici e gli infermieri fornendo gli strumenti base richiesti? E vista l’esistenza di una formazione specialistica medica (MEU) , in che modo si interfacciano queste due realtà?

TRIAGE INTRAOSPEDALIERO

Al di là dei corrispettivi cromatici, la nuova scelta di introdurre i codici numerici con ulteriore suddivisione dei codici a bassa intensità può rappresentare una strada per meglio suddividere gli accessi: attualmente, i codici verdi rappresentano più del 60% degli accessi in pronto soccorso. E’ facile immaginare come all’interno di un numero tanto grande possano facilmente annidarsi patologie insidiose e potenzialmente pericolose se non raggiungono tempestivamente l’osservazione medica.

Tuttavia riteniamo fuorviante, se non addirittura scorretto , stabilire dei “limiti d’attesa di legge”. La funzione di Triage infatti, come si può leggere nel documento, non riduce i tempi d’attesa dei pazienti, ma li ridistribuisce a favore di chi ha necessità di interventi in emergenza ed urgenza. Di conseguenza i codici attribuiti, siano essi numerici o a colori, non possono identificare un tempo massimo di attesa, ma una priorità di accesso alle cure. Gli operatori sanitari di PS (medici, infermieri ed oss) lavorano costantemente al massimo delle loro capacità per fornire il miglior servizio possibile: fissare degli obiettivi senza fornire nè garantire le risorse per raggiungerli non rappresenta l’atteggiamento di chi vuole seriamente risolvere un problema, ma anzi lascia quasi trasparire un’estraneità alle tematiche trattate.

Conflict Manager. Siamo molto favorevoli all’introduzione di una terza figura debitamente formata che aiuti nella gestione dei conflitti tra cittadino e istituzione e nella comunicazione efficace al care giver. In particolare, in un turno di 12h, calcolando una media di accessi di 50 pazienti, con una media di colloquio di 3 min a paziente, il medico impiegherebbe oltre 2 ore del suo tempo solamente a discutere con i familiari, allungando tutti i tempi di processo. La presenza di una figura di connessione restituirebbe tempo prezioso alla visita e al colloquio diretto con il paziente.

PERCORSI RAPIDI

Si tratta di realtà già presenti in altri sistemi occidentali, a volte i compiti vengono affidati a personale specifico come PA (Physician Assistent) e Infermieri specializzati. Sicuramente adottare il modello su larga scala comporterebbe una riforma sostanziale dell’organizzazione del pronto soccorso. Ma anche qui ritornano le perplessità: abbiamo abbastanza personale infermieristico per permetterci l’esecuzione di esami ematochimici, ega, ecg e somministrazione di antidolorifici secondo protocollo già in triage? Siamo sicuri che una gestione non medicalizzata di tutte queste situazioni rappresenti un effettivo vantaggio per il sistema ed il paziente?

SOVRAFFOLLAMENTO IN PRONTO SOCCORSO

Il sovraffollamento rappresenta uno dei maggiori problemi della nostra quotidianità lavorativa.

Ovviamente, (si legge nel documento) questo ha conseguenze dirette sul livello di cure erogate, sul grado di soddisfazione degli utenti e (nondimeno) sul morale degli operatori sanitari. Nel nostro Paese il fenomeno del sovraffollamento in Pronto Soccorso è particolarmente accentuato in alcuni periodi dell’anno (ondate di caldo in estate, ondate di freddo in inverno, picchi influenzali), soprattutto in particolari contesti come i presidi ospedalieri delle aree metropolitane. Sono diversi i DEA che hanno già adottato alcune delle soluzioni suggerite dalla conferenza stato regioni (dall’istituzione del bed manager alla creazione di specifici PDTA). I risultati sono stati variabili e comunque non hanno permesso di risolvere pienamente il problema del sovraffollamento.

A nostro giudizio, le due vere sfide saranno:

  1. L’impegno comune di tutti i livelli Istituzionali coinvolti, delle Direzioni Strategiche Aziendali e delle Direzioni di Presidio Ospedaliero e di Dipartimento, oltre che dei diversi servizi che interagiscono in ambito ospedaliero e nell’interfaccia tra il contesto ospedaliero e quello territoriale/domiciliare, affinché si crei una sinergia sanitaria efficiente tra territorio e ospedale. Il fenomeno non può essere considerato un evento di esclusiva pertinenza dei Pronto Soccorso e richiede, pertanto, una molteplicità di interventi di livello sistemico locale ed istituzionale.
  2. Il reperimento di nuove risorse. Come è stato detto da alcuni “è come voler fare una battaglia senza esercito”. Senza l’impiego di nuove risorse in termini di personale qualificato, strumentazioni e strutture non è possibile continuare questa impari battaglia contro un avversario che è più forte e più numeroso di noi!L’impegno comune di tutti i livelli Istituzionali coinvolti, delle Direzioni Strategiche Aziendali e delle Direzioni di Presidio Ospedaliero e di Dipartimento, oltre che dei diversi servizi che interagiscono in ambito ospedaliero e nell’interfaccia tra il contesto ospedaliero e quello territoriale/domiciliare, affinché si crei una sinergia sanitaria efficiente tra territorio e ospedale. Il fenomeno non può essere considerato un evento di esclusiva pertinenza dei Pronto Soccorso e richiede, pertanto, una molteplicità di interventi di livello sistemico locale ed istituzionale.

Per cui, come nell’iconografia di Sant’Agostino, se davvero volete svuotare il mare con una conchiglia, vi servirà molta fede o un miracolo: la prima inizia a vacillare, per il secondo ci stiamo attrezzando.

3 agosto 2019
Direttivo Cosmeu