LETTERA AI NEO-COLLEGHI

Cari Colleghi neoabilitati e neolaureati, 
Questa volta ci rivolgiamo direttamente a voi.

In quanto CoSMEU (Coordinamento Specializzandi in Medicina d’Emergenza Urgenza) ci siamo espressi più volte [1] in merito alla scelta di alcune Regioni [2] di ricorrere a voi, giovani Colleghi neolaureati, per tamponare la crisi dei Pronto Soccorso. Apprendiamo in queste calde giornate di agosto che anche la Regione Veneto [3] ha deciso di seguire la strategia intrapresa dalla Toscana allargando la decisione anche ai reparti di Medicina Interna e Geriatria, mentre in Puglia si è già provveduto ad assumervi senza specialità nei PS di Barletta, Brindisi e Lecce [4]. Purtroppo è un fenomeno che sembra destinato a crescere poiché anche il Friuli Venezia Giulia  e la Lombardia sono interessate a soluzioni di questo tipo.

Dov’è l’inganno?

Quello che vi viene promesso è di ricevere una formazione generica di qualche ora, seguita da un periodo variabile di tirocinio nelle corsie di ospedale. 

Quello che non vi viene detto è che tutto ciò sarà verosimilmente insufficiente per mettervi nelle condizioni di lavorare in Pronto Soccorso con serenità e in sicurezza per voi e per i pazienti. 

Soprattutto – questo è l’aspetto più grave e tristemente dolente – non vi viene spiegato che, alla fine di questo percorso, resterete precari, in quanto al SSN si accede esclusivamente con pubblico concorso e in possesso del titolo di specialista, come tassativamente sancito dalla Corte Costituzionale [5]. 

In Toscana, terminati i due anni di contratto, potrete solamente lavorare per il soccorso extraospedaliero, cioè per il 118.
In Veneto potrete solamente partecipare a procedure comparative per l’assegnazione di incarichi di lavoro autonomo, cioè verrete inquadrati come “liberi professionisti” con partita IVA.

Tutto questo è inaccettabile poiché porta ad un impoverimento dell’offerta formativa e lavorativa con un scadimento del riconoscimento professionale.
E i primi ad indignarsi dovreste essere siete voi, cari Colleghi.

E allora cosa?

Come associazione di medici specializzandi ci battiamo da tempo contro lo screditamento delle specializzazioni di area medica. Anche quest’anno, insieme ai colleghi di Federspecializzandi e SIGM abbiamo chiesto l’aumento delle borse di studio, specialmente in Medicina d’Emergenza-Urgenza, ribadendo la contrarietà a percorsi di formazione paralleli che creerebbero professionisti di SERIE B.

Certo, il panorama delle scuole di specializzazione è migliorabile. Come Cosmeu abbiamo creato un piano di studio nazionale per la medicina d’emergenza-urgenza che attualmente è stato adottato in due atenei. Stiamo portando avanti il procedimento per la creazione di un curriculum del medico d’emergenza urgenza in modo da determinare le caratteristiche di questa figura professionale. Ogni anno, tramite un questionario nazionale delle scuole compilata dagli specializzandi, eseguiamo un monitoraggio della formazione nei vari atenei che poi presentiamo all’Accademia dei Direttori, tavolo di lavoro di cui fanno parte tutti i direttori MEU d’Italia.

Tutto questo per cercare di dare vita ad una figura professionale valida e capace di rispondere alle sfide che la medicina ci mette davanti in un mondo sempre più esigente e sofisticato.

Non accettate di essere sfruttati e mandati a svolgere uno dei lavori più delicati e complessi del SSN senza formazione e tutele adeguate col rischio di pagarne un prezzo troppo alto! Ci rendiamo conto della carneficina che annualmente si consuma tra colleghi dinanzi ad un numero ridicolmente inadeguato di contratti disponibili: perdiamo occasione per denunciare quanto sia grave questa situazione, specie a fronte delle carenze di organico della sanità pubblica. Ma siamo fermamente convinti che una formazione specialistica di qualità non può avvenire in maniera sbrigativa tramite canali alternativi a quelli delle scuole di specializzazione.

Alcuni di voi si sentiranno coraggiosi e desiderosi di mettersi in gioco, ma non c’è nulla di coraggioso nel correre stupidi rischi per i pazienti e sé stessi.
Si sa, la gatta frettolosa fece i gattini ciechi; una formazione improvvisata può fare peggio!

Restiamo uniti, piuttosto, e pretendiamo insieme che i fondi delle Regioni vengano utilizzati per correggere l’annoso problema dell’imbuto formativo, che vi costringe a scegliere questa strada poco sicura sotto ogni punto di vista, e per garantire una formazione standardizzata e di elevata qualità per tutti.

Direttivo CoSMEU


Riferimenti:

[1] https://cosmeu.wordpress.com/2019/06/24/non-per-una-mela-al-giorno/
https://cosmeu.wordpress.com/2019/05/22/risposta-ai-direttori-dei-ps-toscani/
https://cosmeu.wordpress.com/2019/01/12/comunicato-congiunto-sul-recente-e-discusso-emendamento-semplificazioni-proposto-dal-governo/

[2]https://firenze.repubblica.it/cronaca/2019/06/29/news/toscana_150_nuovi_medici_neolaureati_nei_reparti_d_emergenza-229933202/

[3]http://www.padovaoggi.it/attualita/sanita-assunzione-nuovi-medici-laureati-specializzandi-veneto-padova-14-agosto-2019.html

[4]https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/08/16/news/sos_pronto_soccorso_largo_ai_neolaureati_per_coprire_i_turni-233764603/

[5]https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2010&numero=150

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NUOVE LINEE GUIDA PER IL PRONTO SOCCORSO OLTRE I COLORI E I NUMERI: La SINTESI e il PUNTO DI VISTA CoSMEU

In data 1 agosto 2018  è stato pubblicato l’Accordo Stato – Regioni sulle “Linee di indirizzo nazionali sul Triage intraospedaliero, sull’Osservazione Breve Intensiva e per lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffolamento in P.S.” Nelle ultime ore ci sono stati molti commenti da più parti, specie da parte di alcuni colleghi. 

Come Coordinamento degli specializzandi MEU ci siamo presi del tempo per capire un po’ meglio cosa è stato prodotto e cosa dovrebbe comportare per professionisti e pazienti.
Non si parla solo dei codici colore! Inoltre, le disposizioni del documento non entreranno in vigore subito, ma ci sarà una fase di transizione di 18 mesi. Vediamole punto per punto.

LO SPIEGONE

OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA – OBI

Si ribadisce la definizione e le funzioni dell’OBI come struttura all’interno del pronto soccorso volta all’inquadramento più approfondito del malato, al fine di procedere alla dimissione in sicurezza o al ricovero appropriato. Sono descritte inoltre le dotazioni strutturali, gli equipaggiamenti indispensabili oltre al numero di personale in servizio (tab. 1).

La dotazione delle postazioni dedicate all’OBI è individuata mediante il criterio di 1 postazione ogni 5.000 accessi al Pronto Soccorso. 
Per l’OBI pediatrica si prevedono almeno 2 postazioni per ogni U.O. di Pediatria o P.S. pediatrico, oppure 1 postazione ogni 4.000 accessi in P.S. La dotazione di personale dedicato deve essere afferente all’UO Pediatria.

Dotazione tecnologica. La dotazione tecnologica è compatibile con i quadri clinici da assistere in OBI. Ogni postazione di OBI deve avere a disposizione il sistema di erogazione dell’Ossigeno e il sistema di aspirazione. Almeno il 50% delle postazioni deve essere dotata di sistemi di monitoraggio emodinamico e respiratorio centralizzati, collocati nell’area della postazione infermieristica. Nell’OBI, sia per adulti che pediatrica, oltre alla dotazione standard di materiale sanitario, sono presenti le seguenti apparecchiature:

  • carrello per l’emergenza con monitor defibrillatore/stimolatore;
  • ventilatore meccanico;
  • dispositivi per la somministrazione di Ossigeno nelle diverse situazioni cliniche (maschera di Venturi, maschera ad alto flusso, CPAP – Pressione Positiva Continua nelle vie Aeree);
  •  elettrocardiografo e  pompe infusionali.

Devono, inoltre, essere disponibili nell’ambito del Pronto Soccorso le seguenti apparecchiature: un ecografo pluridisciplinare ed un emogasanalizzatore.

Nell’OBI pediatrica devono essere presenti le dotazioni di dispositivi e apparecchiature adeguati alle diverse fasce di età. Nell’OBI ostetrica la dotazione tecnologica deve prevedere anche un ecografo multidisciplinare con sonda transvaginale (eco fast) e un apparecchio di cardiotocografia fetale.

Tempi. Il tempo di permanenza codificato per l’OBI va da un minimo di 6h (dall’ingresso in OBI) ad un massimo di 44h (dall’inizio di  presa in carico al Triage).

Formazione. Per mantenere elevati i livelli qualitativi di performance, è opportuno effettuare una rotazione periodica e costante del personale tra l’area di P.S. e quella dell’OBI.
I Dipartimenti di Emergenza – Urgenza devono prevedere, nell’ambito del programma di formazione. un percorso formativo di base per la gestione delle principali situazioni cliniche di pertinenza dell’OBI e una formazione permanente, che consenta ai professionisti di mantenere un livello di aggiornamento specifico per gli aspetti assistenziali, organizzativi e relazionali.

TRIAGE INTRAOSPEDALIERO

Questa parte rappresenta il capitolo che ha suscitato più polemiche e presenta maggiori sfide attuative. Nel documento si legge chiaramente che la funzione di Triage non riduce i tempi d’attesa dei pazienti, ma li ridistribuisce, a favore di chi ha necessità di interventi in emergenza e urgenza. 
L’assegnazione del codice di priorità è l’esito della decisione infermieristica ed è basata sugli elementi rilevati nelle fasi di valutazione. Ciò determina la priorità dell’accesso alle cure da attribuire al paziente in relazione alle sue condizioni cliniche, al rischio evolutivo e alla disponibilità delle risorse. Non necessariamente il codice di priorità assegnato al Triage corrisponde alla gravità del paziente!

Nel modello proposto si adotta un sistema di codifica a 5 codici numerici di priorità, con valori da 1 a 5, ove 1 indica il massimo livello di gravità. Le Regioni possono associare al codice numerico anche il codice colore, secondo quanto riportato nella Tabella. Per ognuno dei 5 codici si indica anche il tempo massimo di attesa per l’accesso alle aree di trattamento.

La presa in carico del paziente avviene al Triage e non coincide necessariamente con l’inizio della visita medica. L’infermiere di Triage è dotato di autonomia professionale, in relazione alle competenze acquisite durante il corso di formazione, e può essere specificatamente autorizzato alla somministrazione di alcuni farmaci, all’esecuzione di prelievi ematici ed all’inizio di trattamenti, qualora queste attività siano previste da protocolli interni. Nei Pronto Soccorso con affluenza superiore a 25.000 accessi l’anno, il Triage deve essere svolto da infermieri dedicati a tale funzione in maniera esclusiva. E’ raccomandata la presenza di una figura addetta a garantire la sicurezza dei visitatori e degli operatori.

Comunicazione, nuove figure nella gestione dei conflitti. Con la definizione di Accoglienza in Triage ci si riferisce alla presa in carico globale della persona e alla gestione delle informazioni con i relativi care givers, dal momento dell’arrivo in P.S. e durante l’attesa. Particolare rilevanza rivestono anche gli aspetti della comunicazione e delle capacità relazionali con la persona assistita e con il nucleo familiare, soprattutto nella gestione di conflitti e di eventi critici. A tale scopo, oltre la formazione specifica per l’infermiere di Triage, è opportuno formare più unità di personale e disporre di una funzione di psicologia aziendale. Per accogliere i cittadini che giungono in PS, è possibile prevedere nella sala d’attesa anche la presenza di personale laico volontario, specificamente formato, ed autorizzato, attraverso appositi progetti.

PERCORSI RAPIDI

See and Treat. Il See and Treat è un modello di risposta assistenziale ad urgenze minori predefinite, che si basa sull’adozione di specifici protocolli medico-infermieristici definiti a livello regionale per il trattamento di problemi clinici preventivamente individuati; è un approccio applicabile alla gestione della casistica a bassa intensità di cura e di complessità diagnostica ed organizzativa che si presenta al Pronto Soccorso. Tale modalità assistenziale non può essere adottata nell’approccio a sintomatologie che necessitano di approfondimenti specialistici (es. dolori addominali, sintomi neurologici, problematiche cardiovascolari o respiratorie). In questo modello organizzativo, il paziente viene preso in carico in una determinata area del Pronto Soccorso ove l’infermiere in possesso di formazione specifica applica le procedure del caso e, previa condivisione con il medico, assicura il completamento del percorso.

Fast track. Il Fast Track è un modello di risposta assistenziale alle urgenze minori di pertinenza mono specialistica (ad es. oculistica, otorinolaringoiatrica, odontoiatrica, ginecologica/ostetrica, dermatologica), alle quale nella fase di Triage è stata attribuita una codifica di urgenza minore. Anche per questo percorso l’attivazione si avvia dal Triage ed è condotta sulla base di specifiche linee guida e di protocolli validati localmente che, in presenza di un quadro di patologia minore con chiara pertinenza mono-specialistica, consentono di inviare il paziente direttamente allo specialista competente.

GESTIONE DEL SOVRAFFOLLAMENTO IN PRONTO SOCCORSO

Il Pronto Soccorso è un servizio dedicato a fornire risposte immediate alle richieste di assistenza ritenute urgenti dalla popolazione. In riferimento a tale definizione, la mission del Pronto Soccorso appare complessa: “garantire risposte e interventi tempestivi, adeguati e ottimali, ai pazienti giunti in ospedale in modo non programmato, affrontando le situazioni di emergenza e urgenza clinica e assistenziali attuando tutti i provvedimenti immediati salva vita”. In una situazione in cui il normale funzionamento del Pronto Soccorso viene impedito dalla sproporzione tra la domanda sanitaria, costituita dal numero di pazienti in attesa e in carico, e le risorse disponibili, fisiche e/o umane e/o strutturali necessarie a soddisfarla, si parla di sovraffollamento (overcrowding).

Boarding. È la “cattiva pratica” di tenere pazienti da ricoverare sulle barelle nei corridoi del Pronto Soccorso per ore o giorni per la mancanza di posti letto; rappresenta la causa primaria del sovraffollamento del Pronto Soccorso.Tra le cause che determinano tale fenomeno, si considerano fattori in ingresso (“input” – eccessivo numero di accessi in ps), fattori interni strutturali (“troughput” – tempi di attesa degli esami, processazione richieste, tempi di espletamento delle consulenze, tempi di refertazione, malfunzionamenti delle strumentazioni) e fattori di uscita (“output” – mancanza posti letto, fragilità dei pazienti). Il sovraffollamento ha gravi conseguenze:

  • sui pazienti: peggioramento degli outcome: aumento della mortalità, ritardi di valutazione e trattamento, aumento dei tempi di degenza, rischio di nuovo ricovero a breve termine, ridotta soddisfazione del paziente, esposizione agli errori;
  •  sugli operatori: mancata aderenza alle linee guida di buona pratica clinica, aumento dello stress e del burn out, aumento degli episodi di violenza verso gli operatori stessi;
  •  sul sistema: aumento della lunghezza di permanenza in Pronto Soccorso e della degenza in ospedale.

Il documento propone un lungo elenco di soluzioni utili per agire su ciascun livello in cui si crea “l’intoppo” che rallenta il flusso del paziente dalla presa in carico al trattamento definitivo (dimissione – ricovero). 

Tra le principali (se vi sembra un elenco inutile ed infinito, vi capiamo):
Definizione per ciascun territorio di percorsi di “affidamento diretto” per la presa in carico da parte delle Unità Operative Ospedaliere dei casi urgenti già seguiti dalle stesse (es. pazienti oncologici- nefrologici-ematologici- supporto trasfusionale-urologici).
Definizione per ciascun territorio di percorsi per la gestione delle urgenze ambulatoriali con classe di priorità di tipo U (entro 72 ore).
Implementazione presso ciascun Pronto Soccorso di modalità strutturate per la gestione l’informazione/indirizzamento dei pazienti verso la rete dei servizi sociali sociosanitari per percorsi complessi.
Definizione per ciascun territorio di protocolli per l’identificazione, trattamento e presa in carico sanitaria e/o sociale dei “frequent user”.
Definizione per ciascun territorio di percorsi condivisi tra ospedale e territorio per la gestione del “fine vita” con particolare riferimento ai pazienti in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e in strutture protette.
Realizzare e rafforzare i servizi territoriali e soprattutto la loro capacità di intercettare quanto sarebbe inappropriato nell’ambito del Pronto Soccorso, incentivando la realizzazione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), di Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) o anche di Case della salute e Ospedali di Comunità, Hospice.
Adozione di strumenti di comunicazione (sistemi informativi) volti a condividere con i servizi ed il personale coinvolto i livelli di priorità e le informazioni sullo stato di avanzamento dei percorsi;
Attuazione di strategie di “rinforzo temporaneo” del personale medico, infermieristico e di supporto.
Definizione di un numero preordinato di posti letto, di area medica e chirurgica, quotidianamente a disposizione del Pronto Soccorso, al fine di assicurare le esigenze ordinarie di ricovero urgente di tale servizio.
Pianificazione di un numero di dimissioni medio pari al bisogno quotidiano del Pronto Soccorso, anche attraverso il monitoraggio della durata di degenza dei pazienti.
Adozione di specifiche procedure organizzative aziendali e interaziendali che garantiscano il rapido back transfer dei pazienti dai centri Hub di riferimento ai centri Spoke, con l’obiettivo prioritario di decongestionare i centri a maggior afflusso di pazienti.
Definizione di accordi di rete con i presidi ospedalieri e/o cliniche, che non hanno ruolo nella rete dell’emergenza-urgenza, per la disponibilità di posti letto per acuti e per post-acuti.
Definizione di percorsi ambulatoriali post-Pronto Soccorso per la presa in carico del paziente al fine di garantire una dimissione sicura e una minore percentuale di re-ingressi in Pronto Soccorso.
Blocco temporaneo dei ricoveri programmati o non urgenti per un intervallo di tempo rapportato alla severità del sovraffollamento. Inizialmente la soluzione dovrà interessare le Unità Operative dell’area medica, compresa l’area medico-specialistica, e in seconda istanza le Unità Operative dell’area chirurgica.

Bed Manager. Presso la Direzione Sanitaria viene individuata una funzione aziendale di “facilitazione dell’attività di ricovero in emergenza-urgenza”, attribuita a personale debitamente formato e munito di adeguata esperienza e competenza in materia. Tale funzione di facilitazione opera in sinergia con il Dipartimento di Emergenza Urgenza e la Direzione Ospedaliera e garantisce stretta connessione con le altre funzioni deputate alla gestione dei flussi dei pazienti.
Presso il Pronto Soccorso viene individuata la funzione operativa di Emergency manager, da assegnare a personale adeguatamente formato e con adeguata esperienza e competenza in materia. Tale funzione, che si svolge in correlazione con il Bed Manager per le attività relative al ricovero del paziente, ha l’obiettivo di ottimizzare la gestione del percorso di cura in emergenza-urgenza dei pazienti all’interno delle varie aree del Pronto Soccorso.

COSMEU SAYS

Le linee guida nazionali rappresentano un documento importantissimo a livello di clinical governance: finalmente vengono riportati nero su bianco gli “obblighi” che le strutture dovrebbero rispettare. Si tenta di stringere un rapporto di fiducia e collaborazione con il cittadino, si stabiliscono degli standard imprescindibili che assicurano le migliori cure possibili per i pazienti e condizioni lavorative ottimali per gli operatori. Vengono definiti ruoli e competenze che finora sono stati esercitati in maniera non sistematica. Si cerca una manovra che porti il sistema a monitorare e modificare quegli ingranaggi che risultano essere poco scorrevoli.

Tuttavia, come si legge nella prima pagina del documento:

E quindi, seriamente, a fronte di proclami e buone intenzioni, come si pensa di riformare un sistema senza investire nulla di più, come se non si trattasse di un sistema in profonda difficoltà ma avesse già tutto quello di cui necessita?
Siamo davvero così sicuri che basti stabilire obiettivi ambiziosi senza poi curarsi di come raggiungerli per risolvere i problemi? 

Ma andiamo nello specifico.

OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA – OBI

La funzione e la preziosità dell’OBI ben organizzata e gestita  sono due punti sui quali ci possiamo ritrovare tutti d’accordo. Ma le risorse? Quante OBI hanno le strumentazioni richieste? E soprattutto, quante OBI hanno sufficiente personale medico ed infermieristico come richiesto h24, senza l’aiuto di specializzandi e tirocinanti? 
Essendo un’area specialistica, come ribadito, è necessaria una formazione specifica per il personale. Come medici in formazione, siamo sempre ammaliati dal suono di questa parola, ma poche volte le nostre aspirazioni vengono adeguatamente soddisfatte. Riusciranno le aziende a formare adeguatamente i medici e gli infermieri fornendo gli strumenti base richiesti? E vista l’esistenza di una formazione specialistica medica (MEU) , in che modo si interfacciano queste due realtà?

TRIAGE INTRAOSPEDALIERO

Al di là dei corrispettivi cromatici, la nuova scelta di introdurre i codici numerici con ulteriore suddivisione dei codici a bassa intensità può rappresentare una strada per meglio suddividere gli accessi: attualmente, i codici verdi rappresentano più del 60% degli accessi in pronto soccorso. E’ facile immaginare come all’interno di un numero tanto grande possano facilmente annidarsi patologie insidiose e potenzialmente pericolose se non raggiungono tempestivamente l’osservazione medica.

Tuttavia riteniamo fuorviante, se non addirittura scorretto , stabilire dei “limiti d’attesa di legge”. La funzione di Triage infatti, come si può leggere nel documento, non riduce i tempi d’attesa dei pazienti, ma li ridistribuisce a favore di chi ha necessità di interventi in emergenza ed urgenza. Di conseguenza i codici attribuiti, siano essi numerici o a colori, non possono identificare un tempo massimo di attesa, ma una priorità di accesso alle cure. Gli operatori sanitari di PS (medici, infermieri ed oss) lavorano costantemente al massimo delle loro capacità per fornire il miglior servizio possibile: fissare degli obiettivi senza fornire nè garantire le risorse per raggiungerli non rappresenta l’atteggiamento di chi vuole seriamente risolvere un problema, ma anzi lascia quasi trasparire un’estraneità alle tematiche trattate.

Conflict Manager. Siamo molto favorevoli all’introduzione di una terza figura debitamente formata che aiuti nella gestione dei conflitti tra cittadino e istituzione e nella comunicazione efficace al care giver. In particolare, in un turno di 12h, calcolando una media di accessi di 50 pazienti, con una media di colloquio di 3 min a paziente, il medico impiegherebbe oltre 2 ore del suo tempo solamente a discutere con i familiari, allungando tutti i tempi di processo. La presenza di una figura di connessione restituirebbe tempo prezioso alla visita e al colloquio diretto con il paziente.

PERCORSI RAPIDI

Si tratta di realtà già presenti in altri sistemi occidentali, a volte i compiti vengono affidati a personale specifico come PA (Physician Assistent) e Infermieri specializzati. Sicuramente adottare il modello su larga scala comporterebbe una riforma sostanziale dell’organizzazione del pronto soccorso. Ma anche qui ritornano le perplessità: abbiamo abbastanza personale infermieristico per permetterci l’esecuzione di esami ematochimici, ega, ecg e somministrazione di antidolorifici secondo protocollo già in triage? Siamo sicuri che una gestione non medicalizzata di tutte queste situazioni rappresenti un effettivo vantaggio per il sistema ed il paziente?

SOVRAFFOLLAMENTO IN PRONTO SOCCORSO

Il sovraffollamento rappresenta uno dei maggiori problemi della nostra quotidianità lavorativa.

Ovviamente, (si legge nel documento) questo ha conseguenze dirette sul livello di cure erogate, sul grado di soddisfazione degli utenti e (nondimeno) sul morale degli operatori sanitari. Nel nostro Paese il fenomeno del sovraffollamento in Pronto Soccorso è particolarmente accentuato in alcuni periodi dell’anno (ondate di caldo in estate, ondate di freddo in inverno, picchi influenzali), soprattutto in particolari contesti come i presidi ospedalieri delle aree metropolitane. Sono diversi i DEA che hanno già adottato alcune delle soluzioni suggerite dalla conferenza stato regioni (dall’istituzione del bed manager alla creazione di specifici PDTA). I risultati sono stati variabili e comunque non hanno permesso di risolvere pienamente il problema del sovraffollamento.

A nostro giudizio, le due vere sfide saranno:

  1. L’impegno comune di tutti i livelli Istituzionali coinvolti, delle Direzioni Strategiche Aziendali e delle Direzioni di Presidio Ospedaliero e di Dipartimento, oltre che dei diversi servizi che interagiscono in ambito ospedaliero e nell’interfaccia tra il contesto ospedaliero e quello territoriale/domiciliare, affinché si crei una sinergia sanitaria efficiente tra territorio e ospedale. Il fenomeno non può essere considerato un evento di esclusiva pertinenza dei Pronto Soccorso e richiede, pertanto, una molteplicità di interventi di livello sistemico locale ed istituzionale.
  2. Il reperimento di nuove risorse. Come è stato detto da alcuni “è come voler fare una battaglia senza esercito”. Senza l’impiego di nuove risorse in termini di personale qualificato, strumentazioni e strutture non è possibile continuare questa impari battaglia contro un avversario che è più forte e più numeroso di noi!L’impegno comune di tutti i livelli Istituzionali coinvolti, delle Direzioni Strategiche Aziendali e delle Direzioni di Presidio Ospedaliero e di Dipartimento, oltre che dei diversi servizi che interagiscono in ambito ospedaliero e nell’interfaccia tra il contesto ospedaliero e quello territoriale/domiciliare, affinché si crei una sinergia sanitaria efficiente tra territorio e ospedale. Il fenomeno non può essere considerato un evento di esclusiva pertinenza dei Pronto Soccorso e richiede, pertanto, una molteplicità di interventi di livello sistemico locale ed istituzionale.

Per cui, come nell’iconografia di Sant’Agostino, se davvero volete svuotare il mare con una conchiglia, vi servirà molta fede o un miracolo: la prima inizia a vacillare, per il secondo ci stiamo attrezzando.

3 agosto 2019
Direttivo Cosmeu

CoSMEUnautici…che l’avventura abbia inizio!

Salve CoSMEUnautici!

Mi presento sono Maria Luisa Ralli e ho l’onore e l’onere di prendere l’eredità di Valerio Stefanone come nuovo presidente di CoSMEU.

Avrò il piacere di lavorare insieme ad un dream team di tutto rispetto, proveniente da ogni parte di Italia: Serena Scarabottini, Ilaria Melara, Elisa Gesu, Laura Maria Tuccio, Alessandro Salzman, Lorenzo Demitry, Giulia De Marzi, Claudia Catarzi, Giulia Giacopelli, Antonio Annovi ovvero il nuovo direttivo CoSMEU. 

Insieme per i prossimi due anni cercheremo di portare avanti ed implementare i progetti e gli obiettivi prefissati dal direttivo precedente, per cercare di definire l’identità del medico di medicina d’emergenza urgenza.

Il primo Luglio la nostra specialità ha spento ben 10 candeline.

Sicuramente rispetto a qualche anno fa si inizia ad avere una bussola, un astrolabio, una mappa, una guida per navigare nel mare delle emergenze-urgenze territoriali e ospedaliere, ma c’è ancora tanto su cui lavorare. 

Tra le cose di primaria importanza rimane da trovare un porto sicuro di riferimento,ovvero cercare di definire l’identità del medico d’emergenze-urgenza, partendo dal delineare il curriculum formativo dello specializzando stesso. In questi due anni cercheremo, in collaborazione con i direttori delle Scuole di Specializzazione MEU, di formulare un documento che consenta di uniformare la formazione a livello nazionale.

Se un porto sicuro di riferimento ancora manca, nella navigazione verso nuove sponde, verso progetti di formazione e ricerca all’estero, CoSMEU si conferma canale attivo: ve li ricordiamo tutti, attraverso i link che vi portano dritti alla descrizione di questi fantastici progetti: Rainbow for Africa, ChiCoS (Chicago-CoSMEU: Italian Emergency Medicine Exchange Program), IEMTEP (International Emergency Medicine Trainee Exchange Programm) , MSF-Humanitarian Medic. Da pochi giorni è ufficialmente attivo un nuovo progetto IEMTEP 2.0!
Se volete partire con noi…non avete che da leggere i progetti a disposizione, trovare quello che fa più per voi e contattarci inviando una email a progetti.cosmeu@gmail.com.

Fondamentale rimane per CoSMEU l’obiettivo di cercare di capire meglio chi siamo, cosa sappiamo e cosa non sappiamo fare. Da metà luglio sarà possibile compilare la Survey 2019, un questionario attraverso il quale possiamo avere una istantanea della situazione nelle diverse scuole di specialità di medicina d’emergenza-urgenza italiane. Questi dati, rielaborati in forma anonima, saranno portati all’attenzione dei Direttori di Scuola nel prossimo incontro previsto per metà settembre, come punto di partenza del confronto che ci auguriamo porti all’elaborazione e la sottoscrizione del tanto necessario curriculum formativo.

Novità di quest’anno è la collaborazione con Carlo d’Apuzzo, direttore del blog di EMPILLS: sarà possibile pubblicare i casi clinici interessanti, che vi capitano nella vostra pratica quotidiana, nell’angolo dello specializzando. Se avete già nella punta della penna un caso interessante da proporci, non esitate a scriverci a segreteria.cosmeu@gmail.com. Mi raccomando aggiungete una buona e ricca bibliografia al vostro caso.

Sempre da quest’anno abbiamo intenzione di organizzare delle assemblee nazionali per i prossimi autunno e primavera, attraversando l’Italia per poter conoscere la famiglia dei MEU italiani, per parlare con voi direttamente della vostra formazione, organizzando dei workshop e lectures con specialisti MEU e magari con qualche nostro grande mentore. Insomma, procuratevi un’agenda per segnarvi i prossimi appuntamenti, armatevi della vostra bussola e di un pizzico di follia, e salpate con noi verso il viaggio che ci porterà a migliorare e a far crescere questa specialità!!

Go CoSMEU!!!

Non per una mela al giorno…

Il sole di questa estate, che avevamo intuito sarebbe stato molto caldo, ha iniziato a riscaldare alcune delle tematiche sulle quali da tempo cerchiamo di richiamare l’attenzione.

Abbiamo raccolto in questo post gli articoli di questi giorni apparsi su alcuni importanti quotidiani nazionali che riportavano la profonda crisi di personale a carico degli ospedali e in particolare dei pronto soccorso.

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Purtroppo la fotografia che ne emerge é ingloriosa: una vera emergenza all’interno della rete preposta  rispondere alle emergenze. Turni scoperti, risorse mancanti, burn out, carico di lavoro eccessivo e peggiore qualità delle cure offerte.

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Abbiamo già espresso perplessità circa le soluzioni individuate finora: può essere la pezza peggiore del buco? Vale la pena accorciare il proprio periodo di formazione, aumentare il carico di responsabilità e di lavoro sulle spalle di giovani colleghi al prezzo di incerte promesse di assunzione e di un trattamento economico sostanzialmente identico? Quando finirà questo vizio di buttare il problema addosso alle nuove generazioni senza prendere dei provvedimenti radicali?

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E mentre si propongono molti tipi di investimento su come arginare la situazione, non esiste ancora una programmazione seria del numero di borse di specialità  che sia proporzionale al fabbisogno reale di specialisti.

Per cui quando vi aggirerete per corridoi deserti o vi ritroverete in attesa in sale d’aspetto affollate a pensare “ma il medico dov’è? che fa?” sappiate che non è stata una mela al giorno a togliere il medico di torno o la carenza di vocazioni, ma i tagli, l’incapacità e la miopia di una classe politica che non ha saputo o voluto ascoltare il grido d’aiuto di un malato che non è riuscito a curare se stesso: il Pronto Soccorso.

 

Benvenuto nuovo Direttivo!!!

Ed eccoli qui, i nuovi membri del Direttivo CoSMEU 2019-2021!
Sono: Maria Luisa Ralli (new president), Serena Scarabottini (vicepresidente)Elisa Gesu (segretaria) e i consiglieri Antonio Annovi, Claudia CatarziGiulia De MarziLorenzo DemitryGiulia GiacopelliIlaria Melara, Alessandro SalzmanMaria Laura Tuccio.

Sono stati eletti il 27 maggio scorso durante l’ultima Assemblea Nazionale CoSMEU, che ha visto presenti  a Firenze un gran numero di soci e simpatizzanti, in totale più di un centinaio. La giornata è cominciata bella carica con le Lectures del Refresher Course tenute a titolo gratuito, mentre poi nel pomeriggio si è tenuta l’Assemblea vera e propria.

Ospiti della nostra Assemblea sono stati la dott.ssa Petrino, past president Eusem, e il prof.Pini, direttore della scuola MEU di Firenze. Entrambi hanno ribadito l’importanza della nostra scuola e ci hanno invitati a difenderla con le unghie e con i denti in questo momento estremamente delicato.

Il pomeriggio è poi continuato con la presentazione delle nostre attività e dei nostri progetti: dal censimento alla survey, dal piano formativo a tutte le nostre proposte per periodi di formazione all’estero (IEMTEP, R4A, ChiCoS, MSF,…)
A chiudere l’assemblea po c’è stato il rinnovo del Consiglio Direttivo, che ha visto la conferma dell’incarico di due membri del precedente Direttivo e l’elezione di nuovi consiglieri carichi di entusiasmo!
Con tutti loro e ci siamo salutati con una promessa: fare gruppo e continuare a crescere e a far sentire la nostra voce!

Buon lavoro ragazzi, saranno due anni intensissimi quelli che vi aspettano ma vi lasceranno emozioni e ricordi senza prezzo!

Risposta ai Direttori dei PS toscani

Come CoSMEU ci sentiamo direttamente chiamati in causa dai Direttori dei Pronto Soccorso (non so dirvi quali, visto che non si firmano) della Regione Toscana che ci hanno onorato di una risposta pubblica su La Repubblica dello scorso 17 maggio. La questione è sempre l’emergenza riguardante la carenza di personale nei Pronto Soccorso: nell’articolo si legge che secondo i Dirigenti dei Dipartimenti d’Emergenza ed Accettazione da giugno si farà fatica a coprire tutti i turni dei Pronto Soccorso e rimproverano noi specializzandi promotori della petizione di non comprendere l’emergenza e di non essere solidali con i nostri Colleghi.

In primis vogliamo tranquillizzare i Direttori: comprendiamo BENISSIMO l’emergenza, visto che la viviamo anche noi tutti i giorni e che continueremo a viverla per tutta la nostra carriera professionale fino a quando non si prenderanno misure strutturali anziché emergenziali. E’ proprio la volontà di trovare una risposta all’emergenza che ci ha spinti a prendere posizione, dato che in questo caso specifico riteniamo che la cura proposta possa essere peggiore del male. Abbiamo chiesto l’apertura dei contratti a tempo indeterminato per gli specialisti e proposto l’impiego degli specializzandi del quarto e quinto anno in Medicina d’Emergenza-Urgenza (MEU), con possibilità di estensione anche a specialità equipollenti ed affini, proprio per dare una risposta immediata. Tale contratto, già previsto ed utilizzato per la continuità assistenziale e per le sostituzioni dei Medici di Medicina Generale, dovrebbe essere extra orario formativo e dovrebbe possedere specifiche limitazioni di orari, tali da non inficiare sulla qualità della formazione che stiamo acquisendo. Un aumento del numero delle borse di specializzazione in MEU, poi, porterebbe la soluzione da essere emergenziale ad essere risolutiva sul lungo termine. Invitiamo i Direttori e la Regione a voler discutere tale proposta nel merito.

Per quanto i Direttori si dicano “perplessi” riguardo all’allarme che abbiamo lanciato, ribadiamo che assumere in Pronto Soccorso Colleghi che non abbiano competenze specifiche sull’emergenza è PERICOLOSO, e le oltre 73mila firme raggiunte dalla nostra petizione, sottoscritta anche da moltissimi medici e infermieri che lavorano nell’emergenza, dimostrano che tale preoccupazione non è solo nostra.

Il motivo per cui ci troviamo ad oggi a non sapere più come coprire i turni è duplice. Da un lato la causa sono le drammatiche condizioni lavorative in cui ci troviamo, che spingono chi può ad abbandonare la nave, saltando sulla scialuppa di una più agiata vita professionale offerta in altri reparti; dall’altro la causa risiede nell’aumento costante del ricorso dei cittadini ai servizi di PS, di cui molti sono accessi IMPROPRI. Siccome i Direttori non si firmano individualmente prenderò dati dell’ultimo anno che provengono da tutta la Toscana.

Nell’area ASL Toscana Centro il Direttore, si legge, è consapevole dell’aumento dei numeri di accesso e della netta minoranza delle problematiche più gravi ed ha di conseguenza riorganizzato i percorsi per le problematiche minori; nell’empolese 1 cittadino ogni 3,5 accede ogni anno al PS, ma di questi accessi solo il 18% è una vera emergenza (codici 1 e 2). Più della metà dei casi (55%) è un’urgenza differibile e quasi un terzo (27%) NON è un’urgenza, il che significa che è un accesso improprio che doveva essere gestito sul territorio. Non diversa è la situazione nella USL Toscana Nord Ovest: il numero di accessi è in costante aumento e i codici minori, dice il Direttore, rappresentano 9 casi su 10. Si potrebbe andare avanti coi dati provenienti dalle altre aree toscane, ma il concetto non cambia: si lavora di più, si lavora peggio. La Regione chiede ai professionisti dell’emergenza, medici ed infermieri, di sobbarcarsi di lavoro che non spetta a loro. Siamo consapevoli degli sforzi fatti dai Direttori e ancora di più di quelli fatti da tutti i medici ed infermieri dei PS, ma i Dirigenti dovrebbero iniziare ad accorgersi che tali soluzioni non bastano più, e non è assumendo personale non qualificato che si risolve la situazione. Se avessimo un terzo in meno degli accessi e se dovessimo occuparci “solo” di reali emergenze ed urgenze, il personale attuale sarebbe più che sufficiente.

Il bisogno di salute dei Cittadini è sacrosanto, ma il problema è culturale e, soprattutto, organizzativo. Non si può saturare di lavoro non urgente i Dipartimenti di Emergenza per poi stupirsi che le forze non siano sufficienti. Non si può accusare di sabotaggio i professionisti che protestano a soluzioni tampone parziali e pericolose, quando la Dirigenza regionale, in carica dal 2010, scrive in delibera che “ad oggi non è possibile adottare strategie efficaci in grado di ridurre la quota di accessi impropri mediante valide risposte alternative a livello territoriale”. Se i Direttori volessero essere solidali coi Colleghi che lavorano nei loro Dipartimenti dovrebbero andare in Regione a chiedere di trovare una risposta adeguata agli accessi impropri ed un miglioramento delle condizioni lavorative per medici ed infermieri. Qualora i Direttori decidessero di fare questo passo troveranno in noi i più solidali tra i Colleghi.

Attendiamo la presa di posizione del personale dei PS e dei sindacati perchè questa battaglia non dev’essere solo degli specializzandi.

Valerio T Stefanone

Presidente CoSMEU

Terza Assemblea Nazionale CoSMEU! Pronti al voto?

Amici cari, se ci avete seguito su Facebook lo sapete già: il 27 maggio prossimo a Firenze, a partire dalle 14.00, in coda al Refresher Course Eusem, si terrà l’annuale Assemblea Nazionale CoSMEU, la terza dalla fondazione dell’associazione. Tanti di voi avranno sicuramente partecipato alle scorse edizioni, ma quest’anno abbiamo provato a stupirvi un po’ di più…per chi sarà dei nostri c’è infatti la partecipazione gratuita in mattinata alle lectures del Refresher Course dell’Eusem, un’incredibile occasione formativa per sentire dal vivo alcuni dei migliori esperti dell’emergenza mondiali. Per partecipare non è indispensabile essere tesserati (ma se hai piacere di essere dei nostri al 100% puoi farlo seguendo le istruzioni qui) , basta solo mandarci una mail a segreteria.cosmeu@gmail.com e il gioco è fatto!

 

Perchè è particolarmente importante questa Terza Assemblea Nazionale? Perchè oltre a raccontarvi di tutti i risultati e le cose fatte in questi due anni, oltre a farvi conoscere di persona chi ha partecipato ai nostri progetti e oltre a presentarvi le nostre proposte per far crescere l’identità MEU in Italia, ci sarà anche il rinnovo del Direttivo. L’assemblea è gratuita ed aperta a tutti, ma il voto invece sarà riservato ai soli soci in regola con l’iscrizione annuale.
Ebbene sì, questi due anni sono volati e il nostro tempo è finito. CoSMEU però cerca nuove leve pronte a mettersi in gioco per portare avanti le nostre battaglie! E la persona giusta potresti proprio essere tu! Facci pervenire la tua candidatura per iscritto, tramite posta elettronica, a segreteria.cosmeu@gmail.com, in modo da poterci permettere di darti del tempo durante l’Assemblea prima del voto per farti conoscere. Qualora le candidature presentate non fossero sufficienti a coprire tutte le cariche previste dallo Statuto Sociale saranno accettate eventuali candidature nel corso dell’Assemblea.
Ma come si vota? Il voto è segreto e si possono esprimere un massimo di 3 preferenze per i membri del Consiglio Direttivo. Sono accettate deleghe: per ogni socio presente è possibile presentare un massimo di 5 deleghe scritte firmate da delegante e delegato, che andranno consegnate all’inizio dell’Assemblea e che il Presidente controfirmerà. Sono eleggibili massimo 2 candidati appartenenti ad una medesima sede di Scuola di Specializzazione.

Tutto chiaro? Allora vi aspettiamo tutti a Firenze il 27 maggio, presso l’Aula Magna pad. 3 NIC in Largo Brambilla 3. Non mancate! Perchè, come sempre, il meglio deve ancora venire!