Lettera aperta alla dott.ssa Gabanelli e alla redazione di www.corriere.it

Grazie alla dott.ssa Gabanelli e alla redazione di http://www.corriere.it, è in questi giorni sotto i riflettori il tema degli standard qualitativi delle Scuole di Specializzazione in tutta Italia.  Sulla nostra pagina FB potete trovare il link  dell’intervista integrale, in cui il presidente di Federspecializzandi ed il presidente di Associazione Liberi Specializzandi dicono la loro in merito. Una delle prime scuole ad essere stata tirata in ballo è stata la nostra, motivo per cui, dati alla mano, reali e non supposti, ci siamo permessi di dare anche noi una risposta in merito alla questione. Anche perchè toccati proprio da vicino in ciò che da anni stiamo cercando di fare e in ciò che già abbiamo già fatto.
Ecco quindi ciò che abbiamo dire. Sperando, ovviamente, di essere ascoltati.


“Gentilissimi,

Vi scriviamo in qualità di Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza d’Italia (CoSMEU) riguardo al Vostro servizio di Dataroom del 12/11 us.

La presente per ringraziarVi sinceramente per aver puntato i riflettori su un argomento che è una delle principali ragion d’essere della nostra associazione: la garanzia della qualità formativa. D’altro canto ci interessa sottolineare alcuni aspetti. 

La Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza (MEU) è una realtà giovane, istituita nel 2006 ed attiva dal 2008. E’ la sorella minore di tutte le Scuole di Specialità, l’ultima arrivata, ma non la meno importante. Nella sua fucina si forgiano infatti medici specialisti destinati a gestire le prime ore di qualunque situazione medica potenzialmente fatale per il paziente. Noi Medici d’Emergenza-Urgenza (e non “di pronto soccorso”) siamo i primi che il Cittadino incontra alle porte dell’ospedale nel momento del bisogno 24/7. La peculiarità della nostra figura professionale è duplice: la gestione dell’Emergenza, condizione che richiede il trattamento di una patologia immediatamente pericolosa per la vita, e dell’Urgenza, malattia potenzialmente evolutiva che richiede un riconoscimento ed un trattamento adeguato nel più breve tempo possibile.

Il sottotitolo del Vostro intervento è: “Ti fideresti ad entrare in un Pronto Soccorso in cui il medico di turno ha fatto tirocinio su tutt’altro?”. Ci sentiamo chiamati in causa e risponderemo con dati non solo “supposti”.
Vi rigiriamo la domanda, approfondendo la questione: “Vi fidereste ad entrare in un Pronto Soccorso (PS) in cui ci sono medici che non sono specialisti, ma neolaureati formati con tirocini professionalizzanti durante la laurea? Vi fidereste ad entrare in un Pronto Soccorso in cui sono assunti specialisti di altre specialità che non siano quelle dell’emergenza-urgenza? Vi fidereste a farvi soccorrere sul territorio da un medico formato per un totale di sole 372 ore (15 moduli didattici teorico-pratici da 8 ore ciascuno ed un tirocinio pratico della durata di 7 settimane)?”
Purtroppo la questione è sempre più complessa di quello che sembra, il numero di specialisti MEU attualmente non raggiunge il numero idoneo a soddisfare le necessità, per cui, gioco forza, al momento si stanno attuando delle manovre correttive che sicuramente non garantiscono il miglior livello qualitativo, ma l’alternativa sarebbe quella di chiudere i PS per mancanza di personale.
Una di queste è stata aumentare il numero di borse di specialità, e per garantire uno stesso standard necessariamente la rete formativa è stata ampliata. La direzione da prendere è quindi quella di verificare ovviamente che tali strutture esistano e siano adeguate, consapevoli che i semplici numeri (per esempio flusso annuo in PS), non può essere preso come unico parametro a garanzia di buona qualità della sede formativa stessa.

In questo ambito CoSMEU, attiva dalla fondazione della Scuola e ufficialmente istituita a maggio 2017, svolge molteplici fondamentali compiti. Primo tra tutti abbiamo creato una rete tra gli specializzandi in MEU d’Italia che ci ha consentito di confrontarci sulla nostra formazione. Questo ci ha permesso di svolgere un ruolo di “controllo qualità”: ogni anno inviamo a tutti gli specializzandi MEU un’indagine per sapere che cosa effettivamente si faccia durante 5 anni di formazione (perché va bene avere le strutture convenzionate per rientrare nelle specifiche di legge, ma poi bisogna utilizzarle!). Non abbiamo riscontrato reticenze a far emergere i problemi, piuttosto trovare misure risolutive è il nodo più difficoltoso da sciogliere.
Fotografare la realtà nazionale ci consente di individuare le criticità e, coi dati alla mano, di lavorare coi Direttori fianco a fianco per elaborare strategie migliorative. Ad esempio come CoSMEU stiamo ora lavorando sulla proposta di piano formativo da adottare in ogni Scuola da nord a sud, da est ad ovest, in modo da standardizzare la formazione su tutto il suolo nazionale. Infatti, nonostante da decreto ministeriale siano chiari e definiti i requisiti che uno specializzando dovrebbe acquisire durate il suo percorso formativo, non sono altrettanto interiorizzati e condivisi all’interno delle singole scuole. Inoltre promuoviamo progetti di scambio con l’estero che ci consentano di andare a vedere realtà in cui la Medicina d’Emergenza-Urgenza esiste da 50 anni (USA e UK) o che ci facciano collaborare con ONG (Rainbow for Africa e Medici Senza Frontiere) per coltivare l’aspetto umanitario della Medicina d’Emergenza-Urgenza. Ci interfacciamo poi col Ministero e altre organizzazioni di specializzandi per contribuire a risolvere problemi organizzativi quotidiani. Anche i nostri specialisti, una volta terminata la Scuola, si battono per garantire la qualità del Servizio.

Ed i risultati? Per fare un esempio, nella competizione amatoriale SIMCUP 2018, in cui 24 squadre (costituite da 4 medici in formazione specialistica, di qualsiasi anno, iscritti a una qualsiasi scuola di specializzazione in un’università italiana)  si sono scontrate su scenari di emergenza, la vincitrice è stata una squadra di Firenze composta da 4 specializzandi MEU. Questo ha permesso loro di partecipare alle finali europee di simulazione, in occasione del congresso EUSEM (European Society for Emergency Medicine) a Glasgow, vincendo a pari merito con la squadra inglese.

Tutto questo per dire che la nostra è una realtà nuova e per questo imperfetta, vivace e in continuo cambiamento. Senza ombra di dubbio, ci sono degli aspetti che devono essere migliorati, dei quali il più eclatante è stato prontamente evidenziato dalla Vostra trasmissione. 

La foresta che cresce fa meno rumore di un albero che cade.
Il Vostro giornalismo è un servizio alla collettività o serve a fare clamore? Se, come crediamo, la Vostra risposta è la prima, Vi invitiamo a raccontare al grande pubblico anche quanto di buono sia stato fatto e si stia ancora facendo, con passione, avendo come stella polare un solo obiettivo: la tutela della Salute del Cittadino.  

Ribadendo ancora una volta la stima per la Vostra professionalità, in attesa di un gentile riscontro, porgiamo cordiali saluti”

Il Presidente Dott Valerio T Stefanone ed il Direttivo CoSMEU

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Novità d’autunno

Carissimi, ormai siamo in prossimità di accogliere i nuovi specializzandi MEU nelle nostre scuole…il numero cresce e la cosa non può che rincuorarci, perchè più siamo e più le nostre voci si fanno sentire!Aiutateci a farci conoscere, abbiamo davvero bisogno di tutti voi!
Nel frattempo abbiamo un sacco di belle cose da proporvi…non sono delle novità ma delle solide certezze!
La prima è il Corso di Simulazione a Firenze 2018-2019: 24 i posti totali disponibili
(12 del II-III anno che si iscrivono per la prima volta, e 12 del IV-V anno che hanno già frequentato il corso lo scorso anno) con inizio a novembre per il consueto ciclo di incontri a cadenza mensile…gli argomenti? Si va dai vari tipi di shock, al trauma, alla sepsi, all’arresto cardiaco nel bambino, e altri ancora…insomma, come sempre davvero bello! Come fare per iscriversi?
Le iscrizioni apriranno il 16 Ottobre alle 9:00 e chiuderanno il 18 Ottobre alle 24:00 su questo sito : clicca qui
Ai primi 12 specializzandi che si iscriveranno sarà comunicata l’avvenuta iscrizione e sarà richiesto di versare la quota di partecipazione di 100 Euro (per l’intero anno).

La seconda grande certezza è il Progetto Chicos!I feedback da chi ha fatto o sta facendo l’esperienza di partire per gli States sono pazzeschi…quindi state all’erta nei prossimi mesi, perchè ci saranno nuove possibilità di partire!!!Ma non voglio anticipare troppo…nel frattempo iniziate a rispolverare un po’ il vostro inglese per il 22 ottobre!
Perchè dopo Firenze, Verona e Padova prosegue “Chicos-On-The-Road”: stavolta farà tappa a Milano Niguarda con la dott.ssa Asrow che parlerà di “The EM education model in the USA, Management and stabilization of Head and Spine Trauma, Clinical cases and more”. Preparatevi, sarà davvero pazzesco!
Per info e dettagli clicca qui–> Emergency Medicine Conference
Per non mancare comunque basta comunicare il numero dei partecipanti  a giulia.bottani@gmail.com.
Se invece vi interessa ospitare nella vostra scuola i docenti del progetto Chicos, parlatene con il vostro direttore e scriveteci a segreteria.cosmeu@gmail.com .

Infine, per chi è interessato, il 7-8-9 Novembre p.v. a Pisa si terrà il congresso nazionale AcEMC. Qui potete dare uno sguardo –> Brochure-Congresso-2018
Anche qui grandi argomenti e grandi nomi!Da non mancare!

A presto amici, stay tuned, stay wild, stay CoSMEU!

Italians do it better!

Li avete riconosciuti? Sono i mitici “Tre MEU e il Meo”, già campioni di Simcup lo scorso aprile, che da stasera sono anche campioni d’Europa!!!
Si sono tenuti a Glasgow, in seno al congresso europeo della Medicina d’Urgenza, le finalissime europee di simulazione e i nostri fantastici ragazzi fiorentini non solo si sono fatti onore, ma sono addirittura arrivati primi, a parimerito con i colleghi inglesi!
L’Italia quindi sul tetto d’Europa!!! Con uno scenario davvero complesso tra l’altro(si trattava di una maxi emergenza in corso di un incidente aereo, con cui dovevano collaborare con l’altra squadra finalista) !

Grazie ragazzi, perchè vedervi lì, sul gradino più alto del podio, è un segnale fortissimo che la nostra scuola di specialità, anche a livello europeo, si fa strada…tante le cose che ci sono da fare, tanti gli obiettivi formativi che ci siamo preposti, ma almeno per stasera passa tutto in secondo piano… Complimenti davvero, siete stati tra grandiosi e noi siamo davvero orgogliosi di voi!!!

Sondaggio

Amici cari, sapete bene cosa sta succedendo un po’ in tutti i P.S. italiani e le varie misure adottate dalle varie regioni per far fronte alla grave carenza di personale.
Come CoSMEU la nostra proposta per far fronte provvisoriamente a questa emergenza, sarebbe quella di impiegare gli specializzandi degli ultimi anni per svolgere turni in P.S. autonomamente ed in orario extra-formativo, retribuiti con contratti a tempo determinato . Tutto ciò in risposta alla possibilità di assunzione, con contratti analoghi, di neolaureati che a nostro parere non avrebbero, seppur dopo aver frequentato corsi intensivi creati ad hoc, le competenze adeguate per svolgere determinati ruoli.
Vorremmo però sapere voi cosa ne pensate? Siete favorevoli o contrari?
Compilate il sondaggio qui sotto per farci sapere la vostra opinione!

Lettera aperta di CoSMEU al Sottosegretario alla Salute Prof Bartolazzi riguardo alla carenza dei medici in Pronto Soccorso

parlamento

Egregio Sottosegretario alla Salute Prof. Armando Bartolazzi,

Le scrivo in qualità di Presidente del Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza d’Italia (CoSMEU) riguardo al Suo intervento del 1 agosto durante la trasmissione radiofonica “Ma cos’è questa estate” di Radio24.

Ho sinceramente apprezzato i Suoi commenti e sono davvero lieto di saperLa instancabilmente al lavoro nel cercare di risolvere l’annoso problema della carenza di personale nei Dipartimenti d’Emergenza-Urgenza in Italia. Lei dice che la porta del Ministero per noi è aperta e così oggi mi permetto di venire a bussare.

La Scuola di Specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza è una realtà giovane, istituita nel 2006 ed attiva sul suolo nazionale da appena 10 anni, che prepara dei medici specialisti in grado di gestire le prime ore di qualunque situazione medica potenzialmente fatale per il paziente. Siamo giovani medici appassionati nella nostra materia e motivati a fare il meglio. Non potrebbe essere altrimenti visto che scegliamo consciamente di partecipare ad una selezione d’ingresso altamente selettiva che ci porterà ad una vita lavorativa asperrima, fatta di stress quotidiano, di responsabilità enormi, di notti e festivi, di impossibilità ad operare nel privato.

Ci permettiamo dunque di dare il nostro contributo a suggerire alcune soluzioni che potrebbero significativamente migliorare la situazione quotidiana dei Pronto Soccorso (PS), confidando che Lei possa ritenerle meritevoli di essere discusse ai tavoli esecutivi. Non essendo io un oratore ma un medico, e per di più urgentista, sarò estremamente concreto e stringato nelle proposte, che elenco di seguito:

-E’ necessario aumentare il numero delle borse di specializzazione in medicina d’emergenza-urgenza; attualmente lavorano in PS specialisti che non hanno ricevuto un percorso formativo apposito per le urgenze. Sono professionisti eccellenti, che hanno imparato il mestiere sul campo negli anni, da cui impariamo tutti i giorni, ma il Governo deve essere lungimirante e prevedere un aumento dei posti specifici per la medicina d’emergenza-urgenza. Il trend è positivo passando dalle 101 alle attuali 162 borse ministeriali e dalle 29 alle 94 borse regionali e di altri enti negli ultimi quattro anni. L’obiettivo minimo tuttavia non è ancora stato raggiunto, visto che il Ministero ha calcolato il fabbisogno annuo del 2017 nelle 304 unità. Alla luce di quanto abbiamo visto sui giornali in questi giorni forse il fabbisogno in Italia ad oggi va ben oltre i 304 specialisti annui.

-Leggiamo sempre più spesso di Regioni che creano corsi ad hoc per formare in 350 ore personale neolaureato da far lavorare in PS (Umbria ed Emilia Romagna). Questa soluzione, oltre ad essere temporanea, è anche rischiosa. Le competenze per lavorare nella shock room non si acquisiscono certo in un lasso di tempo così breve, la salute del Cittadino che accede in PS con un’emergenza sarebbe dunque messa in grave pericolo. Bisogna quindi cercare di ottimizzare le risorse mettendo personale con competenze diverse in posizioni diverse. Sarebbe stato inutile e dannoso, mi si passi la metafora calcistica, mettere nella nostra squadra nazionale in attacco Buffon e in porta Totti. In pronto soccorso bisognerebbe fare lo stesso: i pochi specialisti presenti in Italia andrebbero impiegati soprattutto nella gestione dei codici maggiori, mentre i medici non specialisti andrebbero impiegati solamente su codici minori (codici bianchi e azzurri). In questo ambito un corso di 350 ore sarebbe consono a formare adeguatamente il personale, magari supervisionato anche dai Colleghi dei codici rossi, gialli e verdi. Questo consentirebbe facilmente di provvedere in tempi rapidi al 15-20% degli accessi (la proporzione dei codici bianchi stimati).

-Gli specializzandi in medicina d’emergenza-urgenza affrontano un percorso formativo di cinque anni. Giunti agli ultimi anni di specializzazione sono autonomi sui codici minori. Si potrebbe offrire loro un contratto SSN a tempo determinato per fare turni extra. E’ bene specificare che lo specializzando è un medico in formazione e non una forza lavoro a basso prezzo da impiegare ove vi sia carenza. Noi dobbiamo formarci per gestire le emergenze maggiori. Ciò nonostante molti Colleghi, col beneplacito delle Università, potrebbero essere interessati a lavorare al di fuori del proprio orario di specializzando ai codici minori. Tale soluzione è già stata adottata in alcune sedi, in Italia ed all’estero.

-Bisogna aumentare le assunzioni di personale sanitario rendendo contrattualmente appetibile la posizione del medico nel dipartimento di emergenza-urgenza, incentivando l’assunzione a tempo indeterminato e aumentando gli stipendi. Francamente non riusciamo a spiegarci come sia possibile che l’attività di operatore sanitario nell’ambito dell’emergenza-urgenza (sia questo medico o infermiere) non sia annoverata tra i lavori usuranti, e non siano pertanto riconosciuti i conseguenti diritti. L’entità dello stress quotidiano è sotto gli occhi di tutti, una petizione a riguardo ha già raccolto più di 5000 firme, forse andrebbero rivisti i parametri di definizione.

-nella trasmissione radiofonica di cui prima si cita ad un certo punto, come riferimento d’eccellenza nell’immaginario collettivo, il pronto soccorso della fiction statunitense ER. Si dà il caso che da quest’anno abbiamo attivato una convenzione con l’American College of Emergency Physician (ACEP) che ci permette di andare per un mese nei Dipartimenti di Emergenza di Chicago. Questo ci ha permesso di valutare le differenze tra il sistema italiano e quello statunitense. Ho potuto constatare direttamente che le differenze sostanziali non risiedono, come pensavo, nella clinica, bensì nell’organizzazione. Cito solamente due delle misure secondo me più efficaci.

La prima è la disponibilità di posti letto per il ricovero, che a Chicago è costante; troppo spesso in Italia si è assistito in sanità ad una politica di tagli dei posti letto. Questa scelta ha portato negli anni ad una minor efficacia della naturale valvola di sfogo dei flussi di PS, congestionando le nostre strutture come una diga fa coi corsi d’acqua. In questo senso spero che Lei sia un degno rappresentante del Governo del cambiamento.

La seconda risiede nelle figure professionali non sanitarie che operano in PS. Mi riferisco ad esempio agli agenti delle forze dell’ordine, che prevengono aggressioni al personale sanitario che purtroppo sono all’ordine del giorno. L’altro esempio è il personale amministrativo, presente h24, che gestisce i problemi tecnici, gli aspetti burocratici, le comunicazioni coi consulenti/parenti/strutture di ricovero. Tutti questi atti non medici occupano una parte non trascurabile del turno di pronto soccorso e l’assunzione di personale ad hoc potrebbe dimostrarsi time-saving e incrementare l’efficienza degli operatori sanitari.

-Duole ricordare che i codici 5, ex codici bianchi, che costituiscono il 15-20% della domanda lavorativa dei PS, sono ACCESSI IMPROPRI. La causa non può certo essere ricercata nel Cittadino, che presenta un bisogno di salute percepito come non trascurabile, bensì nel territorio, che troppo spesso viene meno alla sua funzione di filtro. I dipartimenti ospedalieri hanno degli indici di performance in base ai quali vengono giudicati e spesati. Sarebbe naturale adottare lo stesso sistema anche per la medicina generale e la continuità assistenziale. Sul territorio operano grandi professionisti che lavorano alacremente e si assumono le proprie responsabilità ed altri che, quando reperibili, preferiscono delegare ai Dipartimenti d’Emergenza il bisogno di salute del proprio assistito. Sarebbe essenziale incentivare e premiare i primi e ravvisare e scoraggiare i secondi, in modo da aumentare la capacità di filtro che la medicina extra-ospedaliera dovrebbe avere.

-Infine un intervento fondamentale sarebbe quello di sensibilizzare i Cittadini a recarsi in PS solo e soltanto per i bisogni di salute urgenti-emergenti. Una campagna informativa è quanto mai necessaria affinchè l’utenza usi i servizi appropriati con giudizio, rendendo così molto più efficace ed efficiente il lavoro nei dipartimenti d’emergenza.

Mi scuso per la pochezza delle mie argomentazioni, ogni paragrafo meriterebbe una discussione ben più approfondita. La mia forma mentis mi impone però di essere pragmatico e di ragionare per priorità, ed è quello che mi sono prefissato di fare in queste pagine. Sarò felice di motivare ed esaminare ogni proposta qualora Lei lo ritenga utile, spero che questo sia l’inizio di un rapporto costruttivo e virtuoso.

Sicuro che queste mie righe non cadranno nel vuoto Le auguro sinceramente un ottimo lavoro,

 

Dott Valerio Teodoro Stefanone                                                                                                                       ed il Direttivo CoSMEU

 

Comunicato CoSMEU

Amici cari, a rendere il clima bollente questa estate, non è solo il sole, ma anche l’iniziativa di alcune regioni di attivare dei corsi che prevedono, nell’arco di qualche settimana, di formare personale da impiegare poi nei Pronti Soccorsi di tutta Italia. E qualcuno, nello specifico Perugia, ha scelto di scendere in strada.
Perchè è vero che ogni anno le borse MEU fortunatamente aumentano (quest’anno sono state 256 contro le 181 dello scorso anno) ma le carenze nel sistema di emergenza-urgenza sono ben più profonde. Qui potete leggere l’articolo di Simeu sulla vicenda.
A seguito invece trovate il nostro comunicato in merito alla faccenda.

“Come Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza (CoSMEU) vorremmo entrare nel merito di una questione che ci sta molto a cuore e che è stata recentemente sollevata da fatti di cronaca.

La carenza di personale sanitario nell’ambito dell’emergenza è un annoso problema già noto a più di un’Amministrazione regionale. Ci sono però soluzioni e soluzioni. Quelle a lungo termine, che verosimilmente risolveranno il problema, consistono nell’aumentare le borse per gli specialisti direttamente interessati fino ad un numero adeguato a coprire il fabbisogno. In questo senso scopriamo con sollievo che il trend delle borse in medicina d’Emergenza-Urgenza è positivo, seppur ancora molto lontano dall’obiettivo. Stiamo crescendo nei numeri, e questo grazie al Ministero ma soprattutto grazie alle Regioni ed agli Enti locali, a cui va il nostro plauso. Le soluzioni a breve termine, invece, nella nostra opinione lasciano molto a desiderare. Leggiamo con sconforto la notizia apparsa l’11 luglio scorso su “La Nazione, Cronaca di Perugia” sull’attivazione di un corso di 350 ore riservato a 58 neolaureati che ha come obiettivo dichiarato quello di far “acquisire le competenze necessarie per far fronte alle emergenze del 118 e dei Pronto Soccorso”. Prima che questa soluzione sia adottata sistematicamente in altre Regioni facciamo nostre le critiche sollevate dai Colleghi specializzandi di Perugia, che hanno espresso e motivato nella stessa testata giornalistica diverse perplessità.

Il corso di specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza è una realtà giovane, esistente sul territorio nazionale da appena 8 anni ed è costituito da un iter di 5 anni. Gli ambiti dell’emergenza in cui veniamo formati sono i più vari: pronto soccorso, terapia subintensiva e intensiva, emergenza territoriale, medicina interna sono solo tra le principali rotazioni che affrontiamo nel nostro percorso formativo. 350 ore di formazione le facciamo in due mesi. Abbiamo superato un test da migliaia di partecipanti per aggiudicarci il diritto (e il dovere) di acquisire quelle competenze che permettano di prenderci cura in scienza e coscienza di qualsiasi paziente abbia una problematica potenzialmente letale. E’ un ambito complesso, in cui non sono ammesse scorciatoie, pena la sicurezza della salute del paziente.

Restiamo pertanto perplessi da quest’atteggiamento schizofrenico di investire sulla nostra formazione e, contemporaneamente, di affrontare una carenza immediata formando dei Colleghi neolaureati per un periodo a nostro avviso assolutamente inadeguato alla gestione dell’emergenza.

Il problema che ci troviamo davanti è quindi duplice: da un lato la nostra specializzazione verrebbe vituperata e paragonata ad un corso. Che differenza ci sarebbe sul luogo di lavoro in termini di ruoli tra uno specialista ed un corsista? Perché mai un neolaureato dovrebbe quindi affrontare un test molto selettivo ed un arduo percorso di 5 anni quando potrebbe cavarsela molto più agevolmente partecipando ad un corso? Come può l’Università rendersi complice di un progetto che porterà alla formazione di personale sanitario scarsamente formato che di fatto avrà gli stessi ruoli degli specialisti?

Se questo primo problema potrebbe sembrare agli occhi dei lettori un’ennesima lotta tra categorie, il secondo è ben più ampio e preoccupante. Questa volontà di formare neolaureati che lavorino in PS e 118 è sicura per l’utenza? In altre parole com’è dimostrabile che il personale addestrato così in fretta abbia le competenze adeguate a gestire in sicurezza qualsiasi patologia emergente potenzialmente letale? Se un vostro caro avesse un’emergenza medica preferireste che fosse curato da chi ha studiato e lavorato per 5 anni nell’ambito dell’emergenza o da un neolaureato formato con un corso al suo primo impiego?
Le critiche sono un aspetto fondamentale del dialogo, della democrazia e della progettazione e vogliamo che questo nostro comunicato sia infine costruttivo. Comprendiamo la posizione delle Autorità regionali, che devono risolvere rapidamente un problema presente da anni, comprendiamo l’entusiasmo per questa soluzione dei Colleghi neolaureati e comprendiamo la posizione dell’Università, che ha autorità per trasmettere competenze essenziali. L’unica soluzione che ci può venire in mente è che questo corso dia infine un titolo per lavorare solo ed esclusivamente sui codici 4 e 5 (ex codici bianchi e azzurri). 350 ore in questo ambito dovrebbero essere, a nostro giudizio, sufficienti. Questo consentirebbe alle Regioni di aumentare in breve tempo l’offerta sanitaria di circa il 20%, salvaguarderebbe la possibilità formativa e lavorativa dei neolaureati, manterrebbe inalterate l’esclusività delle competenze degli specialisti sui codici maggiori e, soprattutto, non aumenterebbe in alcun modo il rischio per la salute dell’utenza. Se così fosse l’Università, in quanto garante della miglior formazione possibile, non solo potrebbe ma anzi dovrebbe promuovere questo corso, in Umbria e nelle altre Regioni. Restiamo in attesa di una risposta dei diretti interessati e una presa di posizione dell’Università e della società scientifica a riguardo.”

Dott. V.T. Stefanone, Presidente CoSMEU
Dott.ssa S.Scarabottini
Dott.ssa G.Bottani
Dott.ssa M.Mascolo
Dott. A.Broggi
Dott. M.Cuccia
Dott.ssa L.Frigo
Dott. N.Nannipieri
Dott.ssa M.L.Ralli