Il Signor Giangiacomo ed il Servizio Sanitario Nazionale che sarà (molto presto)

Quando il Signor Giangiacomo va in Pronto Soccorso ha già abbastanza a cui pensare. Sta male e non c’è altro modo di farsi visitare alla svelta se non affrontando il rischio di lunghe attese in un ambiente caotico come il Pronto Soccorso.

E invece da domani il Sig. Giangiacomo avrà molte altre cose a cui pensare oltre al suo mal di pancia, una volta varcata la soglia dell’ospedale. Già perché da domani il nostro ipotetico paziente avrà davanti a sé quattro ambulatori con quattro medici assai diversi:

  1. nel primo ambulatorio c’è un medico dal nome difficile da pronunciare, è in Italia da pochi mesi, è stressato dal cambiamento, sottopagato rispetto agli altri medici, ma sicuramente attirato da uno stipendio a cui, nel suo Paese d’origine, non avrebbe potuto ambire. Con ogni probabilità avrà una buona competenza di base, ma avrà ricevuto anche una formazione specifica per le emergenze mediche? In che Università ha conseguito il titolo di Specialista? Chi ha monitorato la qualità della formazione erogata dalla sua scuola?
  2. nel secondo ambulatorio troverà una dottoressa dai capelli bianchi ed il volto segnato dall’età e dalla fatica dell’undicesima ora delle dodici che compongono il turno notturno. La dottoressa è di grande esperienza, ma la fatica ed i ritmi forsennati del Pronto Soccorso inficiano alquanto sulla sua concentrazione. Sarà in grado di raccogliere tutti gli elementi per capire se il mal di pancia di Giangiacomo è qualcosa di immediatamente pericoloso per la sua vita?
  3. nel terzo ambulatorio c’è un medico giovanissimo, si è abilitato da circa due settimane, ha tirato su la testa dai libri ed il suo entusiasmo, assieme ad un pizzico di incoscienza, l’hanno catapultato nel mondo della medicina d’emergenza-urgenza. Sta ancora metabolizzando il passaggio dai libri alle persone in carne ed ossa ed ancora non ha ben chiaro le piccole differenze che discostano i due mondi. La gestione è incerta, timorosa, a volte impulsiva, e non potrebbe essere altrimenti senza preparazione specifica. Sarà in grado di escludere tutte le cause potenzialmente fatali del mal di pancia di Giangiacomo che magari non sono state annoverate nei suoi appunti di sei mesi prima?
  4. c’è un quarto ambulatorio, ed è chiuso a chiave, qualcuno sta bussando da dentro…

Se voi foste Giangiacomo quale ambulatorio scegliereste? Se fosse un vostro caro, verso quale porta lo indirizzereste?

Mentre vi crogiolate in questa fatidica scelta notate arrivare al triage diverse barelle portate dal 118. I pazienti ve li ricordavate diversi: questi sono tutti ingioiellati, con abiti firmati e, nonostante la smorfia di dolore per lo spasmo che li accompagna, hanno un aspetto aristocratico. Nel congedare l’equipaggio del servizio di emergenza territoriale ringraziano e sfoderano dal portafogli la carta di credito, strisciando nel lettore del 118 tutta la propria riconoscenza. Non aspetterà in Pronto Soccorso, ha già una camera privata che l’aspetta nel reparto specialistico.

Vi sembra fantascienza? No, è solo il sistema sanitario che ci aspetta. Tra 10 anni? No, domani.

La carenza di personale medico e infermieristico nei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) è sulla bocca di tutti, caratterizzando una vera e propria emergenza nazionale. E così, colti alla sprovvista da una tempesta ampiamente predetta, i legislatori si lanciano nelle soluzioni più fantasiose.

Il medico straniero dell’ambulatorio 1 è frutto delle proposte della Regione Veneto, che cercherà nelle convenzioni con Università oltre confine un canale per trovare nuove forze.

La dottoressa dell’ambulatorio 2 è una pensionata che è stata richiamata in servizio, nonostante la veneranda età e l’inevitabile azione del tempo sulle sinapsi. Tale soluzione è stata adottata prima dal Molise e poi dal Veneto.

L’ultimo colpo di scena è il medico neoabilitato dell’ambulatorio 3. La Regione Toscana ha deciso di aprire le porte dei Pronto Soccorso a medici senza formazione specifica, con la previsione di fare una non meglio specificata formazione “on the job”, che è un modo carino di dire che l’esperienza il medico se la farà da solo direttamente sul paziente, senza necessariamente dover passare da un percorso formativo adeguato, specifico e standardizzato.

E le ambulanze a pagamento? S’è già fatto il primo passo: l’USSL Polesana 5 ha stanziato 650mila euro di soldi pubblici per un’azienda privata che trovi personale per il servizio 118. Ok, non siamo ancora giunti al punto di dover pagare direttamente il servizio, ma quanto sarà lontano tale traguardo di questo passo? Il sospetto che ci sia una precisa volontà di rendere inefficiente un Servizio Sanitario Nazionale che il mondo ci invidia per ricavarne un business miliardario dedicato a pochi diventa ogni giorno più legittimo.

Ma torniamo a Giangiacomo: ha scelto l’ambulatorio 4. Ebbene nell’ambulatorio 4 c’è una giovane dottoressa, non considerando il Galateo le daremmo circa una trentina d’anni. È giovane, sicuramente, ma ha alle spalle almeno 3 anni di formazione specifica sulla medicina d’emergenza-urgenza, ha frequentato i migliori reparti per acuti, terapie intensive, pronti soccorsi, ha prestato servizio sulle ambulanze seguita da un tutor esperto. È una specializzanda o, per meglio dire, un medico in formazione specialistica. Non sappiamo dirvi se sia al quarto o al quinto ed ultimo anno della sua formazione; non sappiamo dirvi se studia medicina d’emergenza-urgenza, medicina interna o un’altra specialità equipollente. Sappiamo solo che se fossimo parenti di Giangiacomo gli consiglieremmo vivamente il quarto ambulatorio. Peccato però che la porta sia chiusa a chiave! E chi l’ha chiusa? La Regione.

Come CoSMEU (Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza) abbiamo partecipato ad una riunione con Regione Toscana, Società Scientifica (SIMEU) e Sindacati di categoria con ordine del giorno la ricerca di soluzioni alla carenza di personale medico nei DEA.

A tale tavolo abbiamo riportato proposte discusse anche coi Colleghi di SIGM e Federspecializzandi.

In tante occasioni abbiamo indicato l’unica strada da percorrere per un risposta sistematica al problema:

  • aumentare le borse ministeriali e regionali in Medicina d’Emergenza-Urgenza fino al massimo consentito dalla rete formativa per raggiungere gli 800 contratti annuali;
  • riconoscere al lavoro di Medico ed Infermiere d’Emergenza-Urgenza lo status di lavori usuranti;
  • incrementare lo stipendio per il personale medico ed infermieristico dei Pronto Soccorso;
  • incrementare l’efficienza del filtro territoriale ed aumentare i posti di degenza presso i reparti ospedalieri.

Abbiamo anche offerto spunti per soluzioni temporanee e emergenziali, da attuare esclusivamente a seguito dell’implementazione dei punti prima citati, come prestazioni aggiuntive e circoscritte in orario extra formativo agli specializzandi dell’ultimo anno, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale.

Eppure non abbiamo ricevuto risposte.

Lo ribadiamo con forza: occorre investire sul futuro per non alimentare in eterno questo gioco al ribasso: migliaia di neolaurati aspettano di essere formati in maniera adeguata per rispondere con passione ai bisogni di salute di tutti i Cittadini. Per questo è necessario che sia il Ministero sia le Regioni investano in maniera straordinaria sui contratti di formazione specialistica a partire dalle aree più critiche, per colmare le carenze attuali ma soprattutto quelle future.

Altrimenti, sorgerà inevitabilmente il dubbio: che ci sia un disegno per privatizzare progressivamente il nostro Sistema Sanitario Nazionale?

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