NUOVE LINEE GUIDA PER IL PRONTO SOCCORSO OLTRE I COLORI E I NUMERI: La SINTESI e il PUNTO DI VISTA CoSMEU

In data 1 agosto 2018  è stato pubblicato l’Accordo Stato – Regioni sulle “Linee di indirizzo nazionali sul Triage intraospedaliero, sull’Osservazione Breve Intensiva e per lo sviluppo del Piano di gestione del sovraffolamento in P.S.” Nelle ultime ore ci sono stati molti commenti da più parti, specie da parte di alcuni colleghi. 

Come Coordinamento degli specializzandi MEU ci siamo presi del tempo per capire un po’ meglio cosa è stato prodotto e cosa dovrebbe comportare per professionisti e pazienti.
Non si parla solo dei codici colore! Inoltre, le disposizioni del documento non entreranno in vigore subito, ma ci sarà una fase di transizione di 18 mesi. Vediamole punto per punto.

LO SPIEGONE

OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA – OBI

Si ribadisce la definizione e le funzioni dell’OBI come struttura all’interno del pronto soccorso volta all’inquadramento più approfondito del malato, al fine di procedere alla dimissione in sicurezza o al ricovero appropriato. Sono descritte inoltre le dotazioni strutturali, gli equipaggiamenti indispensabili oltre al numero di personale in servizio (tab. 1).

La dotazione delle postazioni dedicate all’OBI è individuata mediante il criterio di 1 postazione ogni 5.000 accessi al Pronto Soccorso. 
Per l’OBI pediatrica si prevedono almeno 2 postazioni per ogni U.O. di Pediatria o P.S. pediatrico, oppure 1 postazione ogni 4.000 accessi in P.S. La dotazione di personale dedicato deve essere afferente all’UO Pediatria.

Dotazione tecnologica. La dotazione tecnologica è compatibile con i quadri clinici da assistere in OBI. Ogni postazione di OBI deve avere a disposizione il sistema di erogazione dell’Ossigeno e il sistema di aspirazione. Almeno il 50% delle postazioni deve essere dotata di sistemi di monitoraggio emodinamico e respiratorio centralizzati, collocati nell’area della postazione infermieristica. Nell’OBI, sia per adulti che pediatrica, oltre alla dotazione standard di materiale sanitario, sono presenti le seguenti apparecchiature:

  • carrello per l’emergenza con monitor defibrillatore/stimolatore;
  • ventilatore meccanico;
  • dispositivi per la somministrazione di Ossigeno nelle diverse situazioni cliniche (maschera di Venturi, maschera ad alto flusso, CPAP – Pressione Positiva Continua nelle vie Aeree);
  •  elettrocardiografo e  pompe infusionali.

Devono, inoltre, essere disponibili nell’ambito del Pronto Soccorso le seguenti apparecchiature: un ecografo pluridisciplinare ed un emogasanalizzatore.

Nell’OBI pediatrica devono essere presenti le dotazioni di dispositivi e apparecchiature adeguati alle diverse fasce di età. Nell’OBI ostetrica la dotazione tecnologica deve prevedere anche un ecografo multidisciplinare con sonda transvaginale (eco fast) e un apparecchio di cardiotocografia fetale.

Tempi. Il tempo di permanenza codificato per l’OBI va da un minimo di 6h (dall’ingresso in OBI) ad un massimo di 44h (dall’inizio di  presa in carico al Triage).

Formazione. Per mantenere elevati i livelli qualitativi di performance, è opportuno effettuare una rotazione periodica e costante del personale tra l’area di P.S. e quella dell’OBI.
I Dipartimenti di Emergenza – Urgenza devono prevedere, nell’ambito del programma di formazione. un percorso formativo di base per la gestione delle principali situazioni cliniche di pertinenza dell’OBI e una formazione permanente, che consenta ai professionisti di mantenere un livello di aggiornamento specifico per gli aspetti assistenziali, organizzativi e relazionali.

TRIAGE INTRAOSPEDALIERO

Questa parte rappresenta il capitolo che ha suscitato più polemiche e presenta maggiori sfide attuative. Nel documento si legge chiaramente che la funzione di Triage non riduce i tempi d’attesa dei pazienti, ma li ridistribuisce, a favore di chi ha necessità di interventi in emergenza e urgenza. 
L’assegnazione del codice di priorità è l’esito della decisione infermieristica ed è basata sugli elementi rilevati nelle fasi di valutazione. Ciò determina la priorità dell’accesso alle cure da attribuire al paziente in relazione alle sue condizioni cliniche, al rischio evolutivo e alla disponibilità delle risorse. Non necessariamente il codice di priorità assegnato al Triage corrisponde alla gravità del paziente!

Nel modello proposto si adotta un sistema di codifica a 5 codici numerici di priorità, con valori da 1 a 5, ove 1 indica il massimo livello di gravità. Le Regioni possono associare al codice numerico anche il codice colore, secondo quanto riportato nella Tabella. Per ognuno dei 5 codici si indica anche il tempo massimo di attesa per l’accesso alle aree di trattamento.

La presa in carico del paziente avviene al Triage e non coincide necessariamente con l’inizio della visita medica. L’infermiere di Triage è dotato di autonomia professionale, in relazione alle competenze acquisite durante il corso di formazione, e può essere specificatamente autorizzato alla somministrazione di alcuni farmaci, all’esecuzione di prelievi ematici ed all’inizio di trattamenti, qualora queste attività siano previste da protocolli interni. Nei Pronto Soccorso con affluenza superiore a 25.000 accessi l’anno, il Triage deve essere svolto da infermieri dedicati a tale funzione in maniera esclusiva. E’ raccomandata la presenza di una figura addetta a garantire la sicurezza dei visitatori e degli operatori.

Comunicazione, nuove figure nella gestione dei conflitti. Con la definizione di Accoglienza in Triage ci si riferisce alla presa in carico globale della persona e alla gestione delle informazioni con i relativi care givers, dal momento dell’arrivo in P.S. e durante l’attesa. Particolare rilevanza rivestono anche gli aspetti della comunicazione e delle capacità relazionali con la persona assistita e con il nucleo familiare, soprattutto nella gestione di conflitti e di eventi critici. A tale scopo, oltre la formazione specifica per l’infermiere di Triage, è opportuno formare più unità di personale e disporre di una funzione di psicologia aziendale. Per accogliere i cittadini che giungono in PS, è possibile prevedere nella sala d’attesa anche la presenza di personale laico volontario, specificamente formato, ed autorizzato, attraverso appositi progetti.

PERCORSI RAPIDI

See and Treat. Il See and Treat è un modello di risposta assistenziale ad urgenze minori predefinite, che si basa sull’adozione di specifici protocolli medico-infermieristici definiti a livello regionale per il trattamento di problemi clinici preventivamente individuati; è un approccio applicabile alla gestione della casistica a bassa intensità di cura e di complessità diagnostica ed organizzativa che si presenta al Pronto Soccorso. Tale modalità assistenziale non può essere adottata nell’approccio a sintomatologie che necessitano di approfondimenti specialistici (es. dolori addominali, sintomi neurologici, problematiche cardiovascolari o respiratorie). In questo modello organizzativo, il paziente viene preso in carico in una determinata area del Pronto Soccorso ove l’infermiere in possesso di formazione specifica applica le procedure del caso e, previa condivisione con il medico, assicura il completamento del percorso.

Fast track. Il Fast Track è un modello di risposta assistenziale alle urgenze minori di pertinenza mono specialistica (ad es. oculistica, otorinolaringoiatrica, odontoiatrica, ginecologica/ostetrica, dermatologica), alle quale nella fase di Triage è stata attribuita una codifica di urgenza minore. Anche per questo percorso l’attivazione si avvia dal Triage ed è condotta sulla base di specifiche linee guida e di protocolli validati localmente che, in presenza di un quadro di patologia minore con chiara pertinenza mono-specialistica, consentono di inviare il paziente direttamente allo specialista competente.

GESTIONE DEL SOVRAFFOLLAMENTO IN PRONTO SOCCORSO

Il Pronto Soccorso è un servizio dedicato a fornire risposte immediate alle richieste di assistenza ritenute urgenti dalla popolazione. In riferimento a tale definizione, la mission del Pronto Soccorso appare complessa: “garantire risposte e interventi tempestivi, adeguati e ottimali, ai pazienti giunti in ospedale in modo non programmato, affrontando le situazioni di emergenza e urgenza clinica e assistenziali attuando tutti i provvedimenti immediati salva vita”. In una situazione in cui il normale funzionamento del Pronto Soccorso viene impedito dalla sproporzione tra la domanda sanitaria, costituita dal numero di pazienti in attesa e in carico, e le risorse disponibili, fisiche e/o umane e/o strutturali necessarie a soddisfarla, si parla di sovraffollamento (overcrowding).

Boarding. È la “cattiva pratica” di tenere pazienti da ricoverare sulle barelle nei corridoi del Pronto Soccorso per ore o giorni per la mancanza di posti letto; rappresenta la causa primaria del sovraffollamento del Pronto Soccorso.Tra le cause che determinano tale fenomeno, si considerano fattori in ingresso (“input” – eccessivo numero di accessi in ps), fattori interni strutturali (“troughput” – tempi di attesa degli esami, processazione richieste, tempi di espletamento delle consulenze, tempi di refertazione, malfunzionamenti delle strumentazioni) e fattori di uscita (“output” – mancanza posti letto, fragilità dei pazienti). Il sovraffollamento ha gravi conseguenze:

  • sui pazienti: peggioramento degli outcome: aumento della mortalità, ritardi di valutazione e trattamento, aumento dei tempi di degenza, rischio di nuovo ricovero a breve termine, ridotta soddisfazione del paziente, esposizione agli errori;
  •  sugli operatori: mancata aderenza alle linee guida di buona pratica clinica, aumento dello stress e del burn out, aumento degli episodi di violenza verso gli operatori stessi;
  •  sul sistema: aumento della lunghezza di permanenza in Pronto Soccorso e della degenza in ospedale.

Il documento propone un lungo elenco di soluzioni utili per agire su ciascun livello in cui si crea “l’intoppo” che rallenta il flusso del paziente dalla presa in carico al trattamento definitivo (dimissione – ricovero). 

Tra le principali (se vi sembra un elenco inutile ed infinito, vi capiamo):
Definizione per ciascun territorio di percorsi di “affidamento diretto” per la presa in carico da parte delle Unità Operative Ospedaliere dei casi urgenti già seguiti dalle stesse (es. pazienti oncologici- nefrologici-ematologici- supporto trasfusionale-urologici).
Definizione per ciascun territorio di percorsi per la gestione delle urgenze ambulatoriali con classe di priorità di tipo U (entro 72 ore).
Implementazione presso ciascun Pronto Soccorso di modalità strutturate per la gestione l’informazione/indirizzamento dei pazienti verso la rete dei servizi sociali sociosanitari per percorsi complessi.
Definizione per ciascun territorio di protocolli per l’identificazione, trattamento e presa in carico sanitaria e/o sociale dei “frequent user”.
Definizione per ciascun territorio di percorsi condivisi tra ospedale e territorio per la gestione del “fine vita” con particolare riferimento ai pazienti in Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e in strutture protette.
Realizzare e rafforzare i servizi territoriali e soprattutto la loro capacità di intercettare quanto sarebbe inappropriato nell’ambito del Pronto Soccorso, incentivando la realizzazione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), di Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) o anche di Case della salute e Ospedali di Comunità, Hospice.
Adozione di strumenti di comunicazione (sistemi informativi) volti a condividere con i servizi ed il personale coinvolto i livelli di priorità e le informazioni sullo stato di avanzamento dei percorsi;
Attuazione di strategie di “rinforzo temporaneo” del personale medico, infermieristico e di supporto.
Definizione di un numero preordinato di posti letto, di area medica e chirurgica, quotidianamente a disposizione del Pronto Soccorso, al fine di assicurare le esigenze ordinarie di ricovero urgente di tale servizio.
Pianificazione di un numero di dimissioni medio pari al bisogno quotidiano del Pronto Soccorso, anche attraverso il monitoraggio della durata di degenza dei pazienti.
Adozione di specifiche procedure organizzative aziendali e interaziendali che garantiscano il rapido back transfer dei pazienti dai centri Hub di riferimento ai centri Spoke, con l’obiettivo prioritario di decongestionare i centri a maggior afflusso di pazienti.
Definizione di accordi di rete con i presidi ospedalieri e/o cliniche, che non hanno ruolo nella rete dell’emergenza-urgenza, per la disponibilità di posti letto per acuti e per post-acuti.
Definizione di percorsi ambulatoriali post-Pronto Soccorso per la presa in carico del paziente al fine di garantire una dimissione sicura e una minore percentuale di re-ingressi in Pronto Soccorso.
Blocco temporaneo dei ricoveri programmati o non urgenti per un intervallo di tempo rapportato alla severità del sovraffollamento. Inizialmente la soluzione dovrà interessare le Unità Operative dell’area medica, compresa l’area medico-specialistica, e in seconda istanza le Unità Operative dell’area chirurgica.

Bed Manager. Presso la Direzione Sanitaria viene individuata una funzione aziendale di “facilitazione dell’attività di ricovero in emergenza-urgenza”, attribuita a personale debitamente formato e munito di adeguata esperienza e competenza in materia. Tale funzione di facilitazione opera in sinergia con il Dipartimento di Emergenza Urgenza e la Direzione Ospedaliera e garantisce stretta connessione con le altre funzioni deputate alla gestione dei flussi dei pazienti.
Presso il Pronto Soccorso viene individuata la funzione operativa di Emergency manager, da assegnare a personale adeguatamente formato e con adeguata esperienza e competenza in materia. Tale funzione, che si svolge in correlazione con il Bed Manager per le attività relative al ricovero del paziente, ha l’obiettivo di ottimizzare la gestione del percorso di cura in emergenza-urgenza dei pazienti all’interno delle varie aree del Pronto Soccorso.

COSMEU SAYS

Le linee guida nazionali rappresentano un documento importantissimo a livello di clinical governance: finalmente vengono riportati nero su bianco gli “obblighi” che le strutture dovrebbero rispettare. Si tenta di stringere un rapporto di fiducia e collaborazione con il cittadino, si stabiliscono degli standard imprescindibili che assicurano le migliori cure possibili per i pazienti e condizioni lavorative ottimali per gli operatori. Vengono definiti ruoli e competenze che finora sono stati esercitati in maniera non sistematica. Si cerca una manovra che porti il sistema a monitorare e modificare quegli ingranaggi che risultano essere poco scorrevoli.

Tuttavia, come si legge nella prima pagina del documento:

E quindi, seriamente, a fronte di proclami e buone intenzioni, come si pensa di riformare un sistema senza investire nulla di più, come se non si trattasse di un sistema in profonda difficoltà ma avesse già tutto quello di cui necessita?
Siamo davvero così sicuri che basti stabilire obiettivi ambiziosi senza poi curarsi di come raggiungerli per risolvere i problemi? 

Ma andiamo nello specifico.

OSSERVAZIONE BREVE INTENSIVA – OBI

La funzione e la preziosità dell’OBI ben organizzata e gestita  sono due punti sui quali ci possiamo ritrovare tutti d’accordo. Ma le risorse? Quante OBI hanno le strumentazioni richieste? E soprattutto, quante OBI hanno sufficiente personale medico ed infermieristico come richiesto h24, senza l’aiuto di specializzandi e tirocinanti? 
Essendo un’area specialistica, come ribadito, è necessaria una formazione specifica per il personale. Come medici in formazione, siamo sempre ammaliati dal suono di questa parola, ma poche volte le nostre aspirazioni vengono adeguatamente soddisfatte. Riusciranno le aziende a formare adeguatamente i medici e gli infermieri fornendo gli strumenti base richiesti? E vista l’esistenza di una formazione specialistica medica (MEU) , in che modo si interfacciano queste due realtà?

TRIAGE INTRAOSPEDALIERO

Al di là dei corrispettivi cromatici, la nuova scelta di introdurre i codici numerici con ulteriore suddivisione dei codici a bassa intensità può rappresentare una strada per meglio suddividere gli accessi: attualmente, i codici verdi rappresentano più del 60% degli accessi in pronto soccorso. E’ facile immaginare come all’interno di un numero tanto grande possano facilmente annidarsi patologie insidiose e potenzialmente pericolose se non raggiungono tempestivamente l’osservazione medica.

Tuttavia riteniamo fuorviante, se non addirittura scorretto , stabilire dei “limiti d’attesa di legge”. La funzione di Triage infatti, come si può leggere nel documento, non riduce i tempi d’attesa dei pazienti, ma li ridistribuisce a favore di chi ha necessità di interventi in emergenza ed urgenza. Di conseguenza i codici attribuiti, siano essi numerici o a colori, non possono identificare un tempo massimo di attesa, ma una priorità di accesso alle cure. Gli operatori sanitari di PS (medici, infermieri ed oss) lavorano costantemente al massimo delle loro capacità per fornire il miglior servizio possibile: fissare degli obiettivi senza fornire nè garantire le risorse per raggiungerli non rappresenta l’atteggiamento di chi vuole seriamente risolvere un problema, ma anzi lascia quasi trasparire un’estraneità alle tematiche trattate.

Conflict Manager. Siamo molto favorevoli all’introduzione di una terza figura debitamente formata che aiuti nella gestione dei conflitti tra cittadino e istituzione e nella comunicazione efficace al care giver. In particolare, in un turno di 12h, calcolando una media di accessi di 50 pazienti, con una media di colloquio di 3 min a paziente, il medico impiegherebbe oltre 2 ore del suo tempo solamente a discutere con i familiari, allungando tutti i tempi di processo. La presenza di una figura di connessione restituirebbe tempo prezioso alla visita e al colloquio diretto con il paziente.

PERCORSI RAPIDI

Si tratta di realtà già presenti in altri sistemi occidentali, a volte i compiti vengono affidati a personale specifico come PA (Physician Assistent) e Infermieri specializzati. Sicuramente adottare il modello su larga scala comporterebbe una riforma sostanziale dell’organizzazione del pronto soccorso. Ma anche qui ritornano le perplessità: abbiamo abbastanza personale infermieristico per permetterci l’esecuzione di esami ematochimici, ega, ecg e somministrazione di antidolorifici secondo protocollo già in triage? Siamo sicuri che una gestione non medicalizzata di tutte queste situazioni rappresenti un effettivo vantaggio per il sistema ed il paziente?

SOVRAFFOLLAMENTO IN PRONTO SOCCORSO

Il sovraffollamento rappresenta uno dei maggiori problemi della nostra quotidianità lavorativa.

Ovviamente, (si legge nel documento) questo ha conseguenze dirette sul livello di cure erogate, sul grado di soddisfazione degli utenti e (nondimeno) sul morale degli operatori sanitari. Nel nostro Paese il fenomeno del sovraffollamento in Pronto Soccorso è particolarmente accentuato in alcuni periodi dell’anno (ondate di caldo in estate, ondate di freddo in inverno, picchi influenzali), soprattutto in particolari contesti come i presidi ospedalieri delle aree metropolitane. Sono diversi i DEA che hanno già adottato alcune delle soluzioni suggerite dalla conferenza stato regioni (dall’istituzione del bed manager alla creazione di specifici PDTA). I risultati sono stati variabili e comunque non hanno permesso di risolvere pienamente il problema del sovraffollamento.

A nostro giudizio, le due vere sfide saranno:

  1. L’impegno comune di tutti i livelli Istituzionali coinvolti, delle Direzioni Strategiche Aziendali e delle Direzioni di Presidio Ospedaliero e di Dipartimento, oltre che dei diversi servizi che interagiscono in ambito ospedaliero e nell’interfaccia tra il contesto ospedaliero e quello territoriale/domiciliare, affinché si crei una sinergia sanitaria efficiente tra territorio e ospedale. Il fenomeno non può essere considerato un evento di esclusiva pertinenza dei Pronto Soccorso e richiede, pertanto, una molteplicità di interventi di livello sistemico locale ed istituzionale.
  2. Il reperimento di nuove risorse. Come è stato detto da alcuni “è come voler fare una battaglia senza esercito”. Senza l’impiego di nuove risorse in termini di personale qualificato, strumentazioni e strutture non è possibile continuare questa impari battaglia contro un avversario che è più forte e più numeroso di noi!L’impegno comune di tutti i livelli Istituzionali coinvolti, delle Direzioni Strategiche Aziendali e delle Direzioni di Presidio Ospedaliero e di Dipartimento, oltre che dei diversi servizi che interagiscono in ambito ospedaliero e nell’interfaccia tra il contesto ospedaliero e quello territoriale/domiciliare, affinché si crei una sinergia sanitaria efficiente tra territorio e ospedale. Il fenomeno non può essere considerato un evento di esclusiva pertinenza dei Pronto Soccorso e richiede, pertanto, una molteplicità di interventi di livello sistemico locale ed istituzionale.

Per cui, come nell’iconografia di Sant’Agostino, se davvero volete svuotare il mare con una conchiglia, vi servirà molta fede o un miracolo: la prima inizia a vacillare, per il secondo ci stiamo attrezzando.

3 agosto 2019
Direttivo Cosmeu

CoSMEUnautici…che l’avventura abbia inizio!

Salve CoSMEUnautici!

Mi presento sono Maria Luisa Ralli e ho l’onore e l’onere di prendere l’eredità di Valerio Stefanone come nuovo presidente di CoSMEU.

Avrò il piacere di lavorare insieme ad un dream team di tutto rispetto, proveniente da ogni parte di Italia: Serena Scarabottini, Ilaria Melara, Elisa Gesu, Laura Maria Tuccio, Alessandro Salzman, Lorenzo Demitry, Giulia De Marzi, Claudia Catarzi, Giulia Giacopelli, Antonio Annovi ovvero il nuovo direttivo CoSMEU. 

Insieme per i prossimi due anni cercheremo di portare avanti ed implementare i progetti e gli obiettivi prefissati dal direttivo precedente, per cercare di definire l’identità del medico di medicina d’emergenza urgenza.

Il primo Luglio la nostra specialità ha spento ben 10 candeline.

Sicuramente rispetto a qualche anno fa si inizia ad avere una bussola, un astrolabio, una mappa, una guida per navigare nel mare delle emergenze-urgenze territoriali e ospedaliere, ma c’è ancora tanto su cui lavorare. 

Tra le cose di primaria importanza rimane da trovare un porto sicuro di riferimento,ovvero cercare di definire l’identità del medico d’emergenze-urgenza, partendo dal delineare il curriculum formativo dello specializzando stesso. In questi due anni cercheremo, in collaborazione con i direttori delle Scuole di Specializzazione MEU, di formulare un documento che consenta di uniformare la formazione a livello nazionale.

Se un porto sicuro di riferimento ancora manca, nella navigazione verso nuove sponde, verso progetti di formazione e ricerca all’estero, CoSMEU si conferma canale attivo: ve li ricordiamo tutti, attraverso i link che vi portano dritti alla descrizione di questi fantastici progetti: Rainbow for Africa, ChiCoS (Chicago-CoSMEU: Italian Emergency Medicine Exchange Program), IEMTEP (International Emergency Medicine Trainee Exchange Programm) , MSF-Humanitarian Medic. Da pochi giorni è ufficialmente attivo un nuovo progetto IEMTEP 2.0!
Se volete partire con noi…non avete che da leggere i progetti a disposizione, trovare quello che fa più per voi e contattarci inviando una email a progetti.cosmeu@gmail.com.

Fondamentale rimane per CoSMEU l’obiettivo di cercare di capire meglio chi siamo, cosa sappiamo e cosa non sappiamo fare. Da metà luglio sarà possibile compilare la Survey 2019, un questionario attraverso il quale possiamo avere una istantanea della situazione nelle diverse scuole di specialità di medicina d’emergenza-urgenza italiane. Questi dati, rielaborati in forma anonima, saranno portati all’attenzione dei Direttori di Scuola nel prossimo incontro previsto per metà settembre, come punto di partenza del confronto che ci auguriamo porti all’elaborazione e la sottoscrizione del tanto necessario curriculum formativo.

Novità di quest’anno è la collaborazione con Carlo d’Apuzzo, direttore del blog di EMPILLS: sarà possibile pubblicare i casi clinici interessanti, che vi capitano nella vostra pratica quotidiana, nell’angolo dello specializzando. Se avete già nella punta della penna un caso interessante da proporci, non esitate a scriverci a segreteria.cosmeu@gmail.com. Mi raccomando aggiungete una buona e ricca bibliografia al vostro caso.

Sempre da quest’anno abbiamo intenzione di organizzare delle assemblee nazionali per i prossimi autunno e primavera, attraversando l’Italia per poter conoscere la famiglia dei MEU italiani, per parlare con voi direttamente della vostra formazione, organizzando dei workshop e lectures con specialisti MEU e magari con qualche nostro grande mentore. Insomma, procuratevi un’agenda per segnarvi i prossimi appuntamenti, armatevi della vostra bussola e di un pizzico di follia, e salpate con noi verso il viaggio che ci porterà a migliorare e a far crescere questa specialità!!

Go CoSMEU!!!

Non per una mela al giorno…

Il sole di questa estate, che avevamo intuito sarebbe stato molto caldo, ha iniziato a riscaldare alcune delle tematiche sulle quali da tempo cerchiamo di richiamare l’attenzione.

Abbiamo raccolto in questo post gli articoli di questi giorni apparsi su alcuni importanti quotidiani nazionali che riportavano la profonda crisi di personale a carico degli ospedali e in particolare dei pronto soccorso.

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Purtroppo la fotografia che ne emerge é ingloriosa: una vera emergenza all’interno della rete preposta  rispondere alle emergenze. Turni scoperti, risorse mancanti, burn out, carico di lavoro eccessivo e peggiore qualità delle cure offerte.

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Abbiamo già espresso perplessità circa le soluzioni individuate finora: può essere la pezza peggiore del buco? Vale la pena accorciare il proprio periodo di formazione, aumentare il carico di responsabilità e di lavoro sulle spalle di giovani colleghi al prezzo di incerte promesse di assunzione e di un trattamento economico sostanzialmente identico? Quando finirà questo vizio di buttare il problema addosso alle nuove generazioni senza prendere dei provvedimenti radicali?

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E mentre si propongono molti tipi di investimento su come arginare la situazione, non esiste ancora una programmazione seria del numero di borse di specialità  che sia proporzionale al fabbisogno reale di specialisti.

Per cui quando vi aggirerete per corridoi deserti o vi ritroverete in attesa in sale d’aspetto affollate a pensare “ma il medico dov’è? che fa?” sappiate che non è stata una mela al giorno a togliere il medico di torno o la carenza di vocazioni, ma i tagli, l’incapacità e la miopia di una classe politica che non ha saputo o voluto ascoltare il grido d’aiuto di un malato che non è riuscito a curare se stesso: il Pronto Soccorso.

 

Benvenuto nuovo Direttivo!!!

Ed eccoli qui, i nuovi membri del Direttivo CoSMEU 2019-2021!
Sono: Maria Luisa Ralli (new president), Serena Scarabottini (vicepresidente)Elisa Gesu (segretaria) e i consiglieri Antonio Annovi, Claudia CatarziGiulia De MarziLorenzo DemitryGiulia GiacopelliIlaria Melara, Alessandro SalzmanMaria Laura Tuccio.

Sono stati eletti il 27 maggio scorso durante l’ultima Assemblea Nazionale CoSMEU, che ha visto presenti  a Firenze un gran numero di soci e simpatizzanti, in totale più di un centinaio. La giornata è cominciata bella carica con le Lectures del Refresher Course tenute a titolo gratuito, mentre poi nel pomeriggio si è tenuta l’Assemblea vera e propria.

Ospiti della nostra Assemblea sono stati la dott.ssa Petrino, past president Eusem, e il prof.Pini, direttore della scuola MEU di Firenze. Entrambi hanno ribadito l’importanza della nostra scuola e ci hanno invitati a difenderla con le unghie e con i denti in questo momento estremamente delicato.

Il pomeriggio è poi continuato con la presentazione delle nostre attività e dei nostri progetti: dal censimento alla survey, dal piano formativo a tutte le nostre proposte per periodi di formazione all’estero (IEMTEP, R4A, ChiCoS, MSF,…)
A chiudere l’assemblea po c’è stato il rinnovo del Consiglio Direttivo, che ha visto la conferma dell’incarico di due membri del precedente Direttivo e l’elezione di nuovi consiglieri carichi di entusiasmo!
Con tutti loro e ci siamo salutati con una promessa: fare gruppo e continuare a crescere e a far sentire la nostra voce!

Buon lavoro ragazzi, saranno due anni intensissimi quelli che vi aspettano ma vi lasceranno emozioni e ricordi senza prezzo!

Risposta ai Direttori dei PS toscani

Come CoSMEU ci sentiamo direttamente chiamati in causa dai Direttori dei Pronto Soccorso (non so dirvi quali, visto che non si firmano) della Regione Toscana che ci hanno onorato di una risposta pubblica su La Repubblica dello scorso 17 maggio. La questione è sempre l’emergenza riguardante la carenza di personale nei Pronto Soccorso: nell’articolo si legge che secondo i Dirigenti dei Dipartimenti d’Emergenza ed Accettazione da giugno si farà fatica a coprire tutti i turni dei Pronto Soccorso e rimproverano noi specializzandi promotori della petizione di non comprendere l’emergenza e di non essere solidali con i nostri Colleghi.

In primis vogliamo tranquillizzare i Direttori: comprendiamo BENISSIMO l’emergenza, visto che la viviamo anche noi tutti i giorni e che continueremo a viverla per tutta la nostra carriera professionale fino a quando non si prenderanno misure strutturali anziché emergenziali. E’ proprio la volontà di trovare una risposta all’emergenza che ci ha spinti a prendere posizione, dato che in questo caso specifico riteniamo che la cura proposta possa essere peggiore del male. Abbiamo chiesto l’apertura dei contratti a tempo indeterminato per gli specialisti e proposto l’impiego degli specializzandi del quarto e quinto anno in Medicina d’Emergenza-Urgenza (MEU), con possibilità di estensione anche a specialità equipollenti ed affini, proprio per dare una risposta immediata. Tale contratto, già previsto ed utilizzato per la continuità assistenziale e per le sostituzioni dei Medici di Medicina Generale, dovrebbe essere extra orario formativo e dovrebbe possedere specifiche limitazioni di orari, tali da non inficiare sulla qualità della formazione che stiamo acquisendo. Un aumento del numero delle borse di specializzazione in MEU, poi, porterebbe la soluzione da essere emergenziale ad essere risolutiva sul lungo termine. Invitiamo i Direttori e la Regione a voler discutere tale proposta nel merito.

Per quanto i Direttori si dicano “perplessi” riguardo all’allarme che abbiamo lanciato, ribadiamo che assumere in Pronto Soccorso Colleghi che non abbiano competenze specifiche sull’emergenza è PERICOLOSO, e le oltre 73mila firme raggiunte dalla nostra petizione, sottoscritta anche da moltissimi medici e infermieri che lavorano nell’emergenza, dimostrano che tale preoccupazione non è solo nostra.

Il motivo per cui ci troviamo ad oggi a non sapere più come coprire i turni è duplice. Da un lato la causa sono le drammatiche condizioni lavorative in cui ci troviamo, che spingono chi può ad abbandonare la nave, saltando sulla scialuppa di una più agiata vita professionale offerta in altri reparti; dall’altro la causa risiede nell’aumento costante del ricorso dei cittadini ai servizi di PS, di cui molti sono accessi IMPROPRI. Siccome i Direttori non si firmano individualmente prenderò dati dell’ultimo anno che provengono da tutta la Toscana.

Nell’area ASL Toscana Centro il Direttore, si legge, è consapevole dell’aumento dei numeri di accesso e della netta minoranza delle problematiche più gravi ed ha di conseguenza riorganizzato i percorsi per le problematiche minori; nell’empolese 1 cittadino ogni 3,5 accede ogni anno al PS, ma di questi accessi solo il 18% è una vera emergenza (codici 1 e 2). Più della metà dei casi (55%) è un’urgenza differibile e quasi un terzo (27%) NON è un’urgenza, il che significa che è un accesso improprio che doveva essere gestito sul territorio. Non diversa è la situazione nella USL Toscana Nord Ovest: il numero di accessi è in costante aumento e i codici minori, dice il Direttore, rappresentano 9 casi su 10. Si potrebbe andare avanti coi dati provenienti dalle altre aree toscane, ma il concetto non cambia: si lavora di più, si lavora peggio. La Regione chiede ai professionisti dell’emergenza, medici ed infermieri, di sobbarcarsi di lavoro che non spetta a loro. Siamo consapevoli degli sforzi fatti dai Direttori e ancora di più di quelli fatti da tutti i medici ed infermieri dei PS, ma i Dirigenti dovrebbero iniziare ad accorgersi che tali soluzioni non bastano più, e non è assumendo personale non qualificato che si risolve la situazione. Se avessimo un terzo in meno degli accessi e se dovessimo occuparci “solo” di reali emergenze ed urgenze, il personale attuale sarebbe più che sufficiente.

Il bisogno di salute dei Cittadini è sacrosanto, ma il problema è culturale e, soprattutto, organizzativo. Non si può saturare di lavoro non urgente i Dipartimenti di Emergenza per poi stupirsi che le forze non siano sufficienti. Non si può accusare di sabotaggio i professionisti che protestano a soluzioni tampone parziali e pericolose, quando la Dirigenza regionale, in carica dal 2010, scrive in delibera che “ad oggi non è possibile adottare strategie efficaci in grado di ridurre la quota di accessi impropri mediante valide risposte alternative a livello territoriale”. Se i Direttori volessero essere solidali coi Colleghi che lavorano nei loro Dipartimenti dovrebbero andare in Regione a chiedere di trovare una risposta adeguata agli accessi impropri ed un miglioramento delle condizioni lavorative per medici ed infermieri. Qualora i Direttori decidessero di fare questo passo troveranno in noi i più solidali tra i Colleghi.

Attendiamo la presa di posizione del personale dei PS e dei sindacati perchè questa battaglia non dev’essere solo degli specializzandi.

Valerio T Stefanone

Presidente CoSMEU

Terza Assemblea Nazionale CoSMEU! Pronti al voto?

Amici cari, se ci avete seguito su Facebook lo sapete già: il 27 maggio prossimo a Firenze, a partire dalle 14.00, in coda al Refresher Course Eusem, si terrà l’annuale Assemblea Nazionale CoSMEU, la terza dalla fondazione dell’associazione. Tanti di voi avranno sicuramente partecipato alle scorse edizioni, ma quest’anno abbiamo provato a stupirvi un po’ di più…per chi sarà dei nostri c’è infatti la partecipazione gratuita in mattinata alle lectures del Refresher Course dell’Eusem, un’incredibile occasione formativa per sentire dal vivo alcuni dei migliori esperti dell’emergenza mondiali. Per partecipare non è indispensabile essere tesserati (ma se hai piacere di essere dei nostri al 100% puoi farlo seguendo le istruzioni qui) , basta solo mandarci una mail a segreteria.cosmeu@gmail.com e il gioco è fatto!

 

Perchè è particolarmente importante questa Terza Assemblea Nazionale? Perchè oltre a raccontarvi di tutti i risultati e le cose fatte in questi due anni, oltre a farvi conoscere di persona chi ha partecipato ai nostri progetti e oltre a presentarvi le nostre proposte per far crescere l’identità MEU in Italia, ci sarà anche il rinnovo del Direttivo. L’assemblea è gratuita ed aperta a tutti, ma il voto invece sarà riservato ai soli soci in regola con l’iscrizione annuale.
Ebbene sì, questi due anni sono volati e il nostro tempo è finito. CoSMEU però cerca nuove leve pronte a mettersi in gioco per portare avanti le nostre battaglie! E la persona giusta potresti proprio essere tu! Facci pervenire la tua candidatura per iscritto, tramite posta elettronica, a segreteria.cosmeu@gmail.com, in modo da poterci permettere di darti del tempo durante l’Assemblea prima del voto per farti conoscere. Qualora le candidature presentate non fossero sufficienti a coprire tutte le cariche previste dallo Statuto Sociale saranno accettate eventuali candidature nel corso dell’Assemblea.
Ma come si vota? Il voto è segreto e si possono esprimere un massimo di 3 preferenze per i membri del Consiglio Direttivo. Sono accettate deleghe: per ogni socio presente è possibile presentare un massimo di 5 deleghe scritte firmate da delegante e delegato, che andranno consegnate all’inizio dell’Assemblea e che il Presidente controfirmerà. Sono eleggibili massimo 2 candidati appartenenti ad una medesima sede di Scuola di Specializzazione.

Tutto chiaro? Allora vi aspettiamo tutti a Firenze il 27 maggio, presso l’Aula Magna pad. 3 NIC in Largo Brambilla 3. Non mancate! Perchè, come sempre, il meglio deve ancora venire!

CARENZA DI MEDICI NEI PS – SOLO SVILENTI SOLUZIONI TAMPONE, NESSUN INTERVENTO STRUTTURALE

La carenza di personale medico ed infermieristico nella Medicina d’Emergenza-Urgenza ha ormai raggiunto proporzioni critiche.

I legislatori, non potendo per ora interrompere un servizio essenziale per la salute di milioni di Cittadini, si sono lanciati nelle più fantasiose soluzioni: c’è chi come il Molise prima ed il Veneto poi ha richiamato medici in pensione, chi ha stretto convenzioni con Università straniere, cercando oltre confine nuove forze arruolabili. Addirittura si sta iniziando a smantellare il servizio pubblico, appaltando centinaia di migliaia di euro di proventi a società private per la ricerca di personale.

Ma l’ultima proposta creativa arriva dalla Regione Toscana, che ha deliberato di spalancare le porte dei Pronto Soccorso a medici neoabilitati senza alcuna competenza specifica nell’ambito dell’Emergenza-Urgenza, con la previsione di una non meglio specificata formazione “on the job” della durata di due anni che sarebbe un modo anglofono di dire che il medico in questione farà esperienza direttamente sulla pelle dei propri pazienti.

Una simile proposta è svilente sia per i tanti Colleghi che in questi anni hanno intrapreso un percorso di formazione specialistico vero e proprio nella Scuola nata da poco in Emergenza-Urgenza, sia per coloro che dovrebbero usufruirne, ai quali viene offerta una formazione di serie B dimezzata e part time.

Si considera ancora la medicina d’emergenza urgenza una sotto-specializzazione, che si può imparare in fretta e furia, come se per un Cittadino fosse la stessa cosa ricevere assistenza da un professionista specializzato o da un neolaureato.

La qualità del processo formativo non interessa a nessuno, è evidente, l’importante al momento è solo la copertura dei servizi.

La carenza era stata prevista da molto tempo e le previsioni per gli anni a venire sono pessime. I legislatori continuano a preferire soluzioni tampone rispetto ad una programmazione seria e ad una risoluzione strutturale del problema.

Come Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza (CoSMEU), assieme al Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) ed a Federspecializzandi, abbiamo proposto più volte diverse soluzioni a breve e a lungo termine, che non sono mai state prese in considerazione.

Le ribadiamo nuovamente: che sia la volta buona?

Soluzioni a lungo termine

Prima di correre a ripari frettolosi per la carenza dei medici nei reparti più critici, è essenziale interrogarsi sulle reali cause all’origine del problema.

Essere un Medico d’Emergenza-Urgenza (MEU) significa lavorare duramente, sotto pressione, H24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno compresi festivi e superfestivi, con enormi responsabilità.

L’ambiente lavorativo è sovraffollato per definizione e ciò è imputabile a più fattori. Da una parte i servizi sul territorio hanno perso la capacità di filtrare le non urgenze (che compongono il 15-20% degli accessi quotidiani), dall’altra la riduzione costante dei posti letto negli ospedali fa sì che i pazienti che necessitano il ricovero restino anche dei giorni su una barella nei corridoi del PS.

Nonostante tutto ciò il ruolo del MEU non è riconosciuto come lavoro usurante dalle attuali leggi (mentre in passato lo era) e lo stipendio, soprattutto se confrontato con altre branche che possono operare nel privato, è assolutamente inadeguato.

Inoltre per i Medici d’Emergenza-Urgenza non vi sono sbocchi formativi, poiché non è ancora stata riconosciuta una carriera universitaria specifica per questa disciplina. In questo modo i medici anziani non hanno alcuna possibilità di concludere la propria carriera facendo formazione per i colleghi più giovani.

Nonostante tutte queste pecche la Medicina d’Emergenza-Urgenza resta una tra le discipline più affascinanti e molti giovani neoabilitati ambiscono a intraprendere questa carriera.

Peccato che molti di loro restino bloccati nell’imbuto formativo: sebbene negli ultimi anni siano aumentati i posti disponibili (256 contratti di formazione in Italia), questo dato resta nettamente al di sotto del fabbisogno stimato (almeno 800 contratti di formazione).

Con proposte come quella toscana, poi, nessuno più si prenderà la briga di cambiare città, oppure Regione, per specializzarsi in MEU, quando con un paio di anni di formazione nell’ospedale sotto casa, alla fine, si svolge lo stesso lavoro.

E così questa proposta non solo risulta inutile (i neolaureati sulla carta sì copriranno i turni, ma c’è da chiedersi se saranno in grado di svolgere il lavoro necessario) ma pure dannosa, rischiando di minare l’esistenza stessa della scuola di specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza.

Non solo: quali sono le garanzie che la formazione “on the job” sia qualitativamente adeguata? Chi dovrebbe controllare la qualità formativa dei medici così formati? La loro formazione avverrà in luoghi con volumi assistenziali e complessità delle cure che diano una preparazione soddisfacente?

Di conseguenza le nostre proposte sul lungo periodo sono le seguenti:

  1. aumentare le borse ministeriali e regionali in Medicina d’Emergenza-Urgenza fino al massimo consentito dalla rete formativa per raggiungere gli 800 contratti annuali;
  2. riconoscere al lavoro di Medico ed Infermiere d’Emergenza-Urgenza lo status di lavori usuranti;
  3. incrementare lo stipendio per il personale medico ed infermieristico dei Pronto Soccorso;
  4. incrementare l’efficienza del filtro territoriale ed aumentare i posti di degenza presso i reparti ospedalieri;
  5. elaborare una carriera universitaria specifica per la Medicina d’Emergenza Urgenza.

Queste soluzioni, ovviamente, possono e devono essere declinate anche per altre specializzazioni carenti.

Soluzioni a breve termine

Per quanto riguarda l’immediato, le soluzioni ci sono e le ribadiamo:

  1. attivare i concorsi a tempo indeterminato per gli specialisti e per gli specializzandi all’ultimo anno, recependo appieno i commi 547 e 548 recentemente approvati in Legge di Bilancio 2019;
  2. eliminare immediatamente la possibilità di un canale formativo parallelo non standardizzato che porterebbe alla creazione di un medico di Emergenza-Urgenza di serie B con le stesse responsabilità;
  3. valutare l’estensione dell’attività intramuraria, attualmente garantita per legge anche agli specializzandi, in alcuni specifici ambiti dell’emergenza urgenza o permettere agli specializzandi dell’ultimo anno di fornire prestazioni limitate e adeguatamente retribuite extra orario formativo, con vincoli tali da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale.

Ci teniamo a sottolineare che queste soluzioni avranno ragione d’essere solo a seguito dell’implementazione parallela dei punti a lungo termine prima citati.

Sarà un nostro impegno prossimo sensibilizzare in ogni modo l’opinione pubblica sull’argomento.

Ma non è l’unica criticità: la mancanza di filtro del territorio è una delle cause principali del sovraffollamento dei Pronto Soccorso. Non è più rimandabile inoltre un ripensamento radicale della Medicina Generale: essa costituisce il primo filtro al sovraffollamento dei PS e deve pertanto essere considerata una risorsa da non sottovalutare. La verità è che assistiamo ad una crisi del pubblico, in cui il privato convenzionato offre condizioni lavorative competitive sia dal punto di vista economico sia da quello delle tutele professionali.

Sempre più medici scelgono di non impegnarsi nell’attività pubblica e questa crisi è da imputare alle miopi scelte della politica, che in questi anni non ha creato le condizioni adatte a stimolare il personale medico e infermieristico ad aspirare a lavorare negli ospedali e nei Pronto Soccorso. È molto più facile, infatti, pensare ad una sanità privatizzata piuttosto che programmare e investire le proprie risorse economiche per tutelare la salute del Cittadino, la cui cura viene demandata ad attori terzi, disattendendo ad uno dei principali impegni dello Stato.

Non possiamo permettere che si crei una sanità di serie A, efficiente e brillante, dedicata a chi può permettersela, ed una sanità di serie B piena di toppe, per i meno abbienti.

Il rischio è reale e, se non verranno proposte soluzioni concrete, il sospetto del dolo sarà più che legittimo.

Noi non ci stiamo e siamo pronti a mobilitarci insieme a tutti i giovani Colleghi.

Valerio T. Stefanone

Presidente Nazionale CoSMEU

Sottoscrivono:

 

Stefano Guicciardi

Presidente Nazionale FederSpecializzandi

Emanuele Spina

Presidente Nazionale Segretariato Italiano Giovani Medici

Il Signor Giangiacomo ed il Servizio Sanitario Nazionale che sarà (molto presto)

Quando il Signor Giangiacomo va in Pronto Soccorso ha già abbastanza a cui pensare. Sta male e non c’è altro modo di farsi visitare alla svelta se non affrontando il rischio di lunghe attese in un ambiente caotico come il Pronto Soccorso.

E invece da domani il Sig. Giangiacomo avrà molte altre cose a cui pensare oltre al suo mal di pancia, una volta varcata la soglia dell’ospedale. Già perché da domani il nostro ipotetico paziente avrà davanti a sé quattro ambulatori con quattro medici assai diversi:

  1. nel primo ambulatorio c’è un medico dal nome difficile da pronunciare, è in Italia da pochi mesi, è stressato dal cambiamento, sottopagato rispetto agli altri medici, ma sicuramente attirato da uno stipendio a cui, nel suo Paese d’origine, non avrebbe potuto ambire. Con ogni probabilità avrà una buona competenza di base, ma avrà ricevuto anche una formazione specifica per le emergenze mediche? In che Università ha conseguito il titolo di Specialista? Chi ha monitorato la qualità della formazione erogata dalla sua scuola?
  2. nel secondo ambulatorio troverà una dottoressa dai capelli bianchi ed il volto segnato dall’età e dalla fatica dell’undicesima ora delle dodici che compongono il turno notturno. La dottoressa è di grande esperienza, ma la fatica ed i ritmi forsennati del Pronto Soccorso inficiano alquanto sulla sua concentrazione. Sarà in grado di raccogliere tutti gli elementi per capire se il mal di pancia di Giangiacomo è qualcosa di immediatamente pericoloso per la sua vita?
  3. nel terzo ambulatorio c’è un medico giovanissimo, si è abilitato da circa due settimane, ha tirato su la testa dai libri ed il suo entusiasmo, assieme ad un pizzico di incoscienza, l’hanno catapultato nel mondo della medicina d’emergenza-urgenza. Sta ancora metabolizzando il passaggio dai libri alle persone in carne ed ossa ed ancora non ha ben chiaro le piccole differenze che discostano i due mondi. La gestione è incerta, timorosa, a volte impulsiva, e non potrebbe essere altrimenti senza preparazione specifica. Sarà in grado di escludere tutte le cause potenzialmente fatali del mal di pancia di Giangiacomo che magari non sono state annoverate nei suoi appunti di sei mesi prima?
  4. c’è un quarto ambulatorio, ed è chiuso a chiave, qualcuno sta bussando da dentro…

Se voi foste Giangiacomo quale ambulatorio scegliereste? Se fosse un vostro caro, verso quale porta lo indirizzereste?

Mentre vi crogiolate in questa fatidica scelta notate arrivare al triage diverse barelle portate dal 118. I pazienti ve li ricordavate diversi: questi sono tutti ingioiellati, con abiti firmati e, nonostante la smorfia di dolore per lo spasmo che li accompagna, hanno un aspetto aristocratico. Nel congedare l’equipaggio del servizio di emergenza territoriale ringraziano e sfoderano dal portafogli la carta di credito, strisciando nel lettore del 118 tutta la propria riconoscenza. Non aspetterà in Pronto Soccorso, ha già una camera privata che l’aspetta nel reparto specialistico.

Vi sembra fantascienza? No, è solo il sistema sanitario che ci aspetta. Tra 10 anni? No, domani.

La carenza di personale medico e infermieristico nei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) è sulla bocca di tutti, caratterizzando una vera e propria emergenza nazionale. E così, colti alla sprovvista da una tempesta ampiamente predetta, i legislatori si lanciano nelle soluzioni più fantasiose.

Il medico straniero dell’ambulatorio 1 è frutto delle proposte della Regione Veneto, che cercherà nelle convenzioni con Università oltre confine un canale per trovare nuove forze.

La dottoressa dell’ambulatorio 2 è una pensionata che è stata richiamata in servizio, nonostante la veneranda età e l’inevitabile azione del tempo sulle sinapsi. Tale soluzione è stata adottata prima dal Molise e poi dal Veneto.

L’ultimo colpo di scena è il medico neoabilitato dell’ambulatorio 3. La Regione Toscana ha deciso di aprire le porte dei Pronto Soccorso a medici senza formazione specifica, con la previsione di fare una non meglio specificata formazione “on the job”, che è un modo carino di dire che l’esperienza il medico se la farà da solo direttamente sul paziente, senza necessariamente dover passare da un percorso formativo adeguato, specifico e standardizzato.

E le ambulanze a pagamento? S’è già fatto il primo passo: l’USSL Polesana 5 ha stanziato 650mila euro di soldi pubblici per un’azienda privata che trovi personale per il servizio 118. Ok, non siamo ancora giunti al punto di dover pagare direttamente il servizio, ma quanto sarà lontano tale traguardo di questo passo? Il sospetto che ci sia una precisa volontà di rendere inefficiente un Servizio Sanitario Nazionale che il mondo ci invidia per ricavarne un business miliardario dedicato a pochi diventa ogni giorno più legittimo.

Ma torniamo a Giangiacomo: ha scelto l’ambulatorio 4. Ebbene nell’ambulatorio 4 c’è una giovane dottoressa, non considerando il Galateo le daremmo circa una trentina d’anni. È giovane, sicuramente, ma ha alle spalle almeno 3 anni di formazione specifica sulla medicina d’emergenza-urgenza, ha frequentato i migliori reparti per acuti, terapie intensive, pronti soccorsi, ha prestato servizio sulle ambulanze seguita da un tutor esperto. È una specializzanda o, per meglio dire, un medico in formazione specialistica. Non sappiamo dirvi se sia al quarto o al quinto ed ultimo anno della sua formazione; non sappiamo dirvi se studia medicina d’emergenza-urgenza, medicina interna o un’altra specialità equipollente. Sappiamo solo che se fossimo parenti di Giangiacomo gli consiglieremmo vivamente il quarto ambulatorio. Peccato però che la porta sia chiusa a chiave! E chi l’ha chiusa? La Regione.

Come CoSMEU (Coordinamento degli Specializzandi in Medicina d’Emergenza-Urgenza) abbiamo partecipato ad una riunione con Regione Toscana, Società Scientifica (SIMEU) e Sindacati di categoria con ordine del giorno la ricerca di soluzioni alla carenza di personale medico nei DEA.

A tale tavolo abbiamo riportato proposte discusse anche coi Colleghi di SIGM e Federspecializzandi.

In tante occasioni abbiamo indicato l’unica strada da percorrere per un risposta sistematica al problema:

  • aumentare le borse ministeriali e regionali in Medicina d’Emergenza-Urgenza fino al massimo consentito dalla rete formativa per raggiungere gli 800 contratti annuali;
  • riconoscere al lavoro di Medico ed Infermiere d’Emergenza-Urgenza lo status di lavori usuranti;
  • incrementare lo stipendio per il personale medico ed infermieristico dei Pronto Soccorso;
  • incrementare l’efficienza del filtro territoriale ed aumentare i posti di degenza presso i reparti ospedalieri.

Abbiamo anche offerto spunti per soluzioni temporanee e emergenziali, da attuare esclusivamente a seguito dell’implementazione dei punti prima citati, come prestazioni aggiuntive e circoscritte in orario extra formativo agli specializzandi dell’ultimo anno, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale.

Eppure non abbiamo ricevuto risposte.

Lo ribadiamo con forza: occorre investire sul futuro per non alimentare in eterno questo gioco al ribasso: migliaia di neolaurati aspettano di essere formati in maniera adeguata per rispondere con passione ai bisogni di salute di tutti i Cittadini. Per questo è necessario che sia il Ministero sia le Regioni investano in maniera straordinaria sui contratti di formazione specialistica a partire dalle aree più critiche, per colmare le carenze attuali ma soprattutto quelle future.

Altrimenti, sorgerà inevitabilmente il dubbio: che ci sia un disegno per privatizzare progressivamente il nostro Sistema Sanitario Nazionale?

SAVE THE DATE!!! III° Assemblea Nazionale CoSMEU e rinnovo Direttivo

Partite pure con il conto alla rovescia perchè la III° Assemblea Nazionale CoSMEU si terrà ufficialmente a Firenze il 27 maggio prossimo! Non potete assolutamente perdervela, anche perchè proprio in occasione di questo appuntamento ci saranno le elezioni del nuovo Direttivo e del nuovo Presidente…ma andiamo con ordine.

Appuntamento (immancabile) per tutti i soci in regola con la quota associativa 2019 (se ancora non sei in regola puoi rinnovare qui o iscriverti qui) la mattina del 27 maggio, a partire dalle 9.00. Solo per loro sono a disposizione ben 100 inviti per assistere alle Lectures della giornata conclusiva dell’XI° Refresher Course, che abbiamo organizzato in collaborazione con YEMD-EuSEM (per il programma clicca qui). Grandi esperti provenienti da tutto il mondo riuniti per parlare di trauma in tutte le sue sfumature…sarà pazzesco, e che occasione migliore per festeggiare la giornata internazionale della Medicina d’Emergenza!?!
Prossimamente sarà disponibile un form per l’iscrizione all’evento.

Al pomeriggio dalle 14.00 invece aprirà i battenti e sarà aperta a tutti la vera e propria Assemblea Nazionale CoSMEU: soci e simpatizzanti, siete tutti invitati, per conoscerci di persona e scoprire quello che abbiamo fatto negli ultimi 2 anni, i progetti in corso e quelli che ci piacerebbe lasciare in “eredità” per il futuro. Un momento per trovarsi tutti insieme e fare gruppo, perchè siamo alla vigilia di grandi cambiamenti e solo restando uniti riusciremo a far sentire la nostra voce.

Al termine dell’Assemblea solo per i soci in regola con la quota associativa, sarà possibile esprimere il proprio voto per eleggere il nuovo Direttivo di CoSMEU.
Per i soci non presenti, sarà possibile delegare qualcuno, secondo le modalità che prossimamente renderemo note.


Questo biennio è letteralmente volato, abbiamo fatto davvero tantissimi passi avanti ed è stata un’avventura pazzesca! A chi vi scrive, CoSMEU ha davvero cambiato la vita… ma adesso è ora di cedere il testimone, e c’è bisogno di qualcuno che porti avanti le nostre battaglie per la standardizzazione nella formazione e per il riconoscimento del nostro ruolo lavorativo, i progetti che hanno visto molti di noi girare il mondo… con lo stesso entusiasmo che abbiamo avuto noi (e anche di più). Sarà possibile candidarsi inviandoci una breve mail a segreteria.cosmeu@gmail.com, (ma riterremo valide anche eventuali candidature last second in sede di Assemblea).

Tenetevi liberi quindi: segnate indisponibilità sul calendario, prenotate il treno e ci vediamo a Firenze il 27 maggio! Vi aspettiamo!!!
Stay tuned for more rock’n’roll!

 

Pronti a partire! Ecco la graduatoria di Chicos 2.0

Eccoli qui gli avventurosi pronti a partire alla volta di Chicago!Hanno risposto al nostro annuncio ed ora è il momento di iniziare a preparare passaporto e valigie. Si susseguiranno nella Windy City:

Aprile 2019: Spagnolello Ornella e Causero Giulia
Maggio 2019: Petri Jolanda e Messina Paola
Giugno 2019: Pioli Di Marco Mariaserena e Gaudino Giovanni
Luglio 2019: Ruggeri Marco Stefano e Cigana Marco
Agosto 2019: Giacomelli Irene e Demitry Lorenzo
Settembre 2019: Salzmann Alessandro 
Ottobre 2019: Ralli Maria Luisa e Savinelli Caterina
Novembre 2019: Lippi Silvia e Bravi Stefania
Dicembre 2019: Nicolò Rebecca e Trincanato Alberto
Gennaio 2020: Segre Elisabetta e Xotta Giovanni
Febbraio 2020: Chella Emanuela e Cipriani Francesco
Marzo 2020: Tuccio Laura Maria e Melara Ilaria

(Qui sono disponibili nei dettagli i criteri di assegnazione, come descritto da bando.)

Buon viaggio e buona avventura ragazzi, siamo sicuri che questa esperienza unica lascerà il segno e che tornerete a casa con una rinnovata voglia di fare, e fare bene!
In bocca al lupo, fatevi valere e… may the force be with you!