Survey 2014

In questa sezione intendiamo presentare i risultati della survey svolta nell’anno 2014, così come sono stati presentati dal Dr. Matteo Borselli al Congresso Nazionale SIMEU svoltosi a Torino dal 6 all’8 novembre 2014. Alcune considerazione possono essere obsolete alla luce della riforma delle scuole di specializzazione.

07_11_2014 Presentazione Matteo Borselli – SIMEU Torino

La scuola di specializzazione in Medicina d’Emergenza Urgenza in Italia esiste solo da pochi anni e la legislazione lascia ampi margini di manovra alle singole scuole, per questo motivo risulta difficile disegnare un quadro chiaro ed esaustivo della reale situazione della MEU Italiana. Nel 2014 abbiamo proposto un questionario a tutti gli specializzandi MEU d’Italia con l’obiettivo di cercare di capire meglio chi siamo, cosa sappiamo e cosa non sappiamo fare.

Il questionario ha avuto una discreta diffusione tra gli specializzandi, hanno risposto in totale 99 colleghi (circa 1 su 5), un numero sufficiente anche se una maggiore partecipazione sarebbe auspicabile per avere dati più attendibili. Le risposte provengo in larga parte da medici nelle fasi più avanzate della formazione, per più di 2/3 dal 3° anno in poi. I dati coprono in modo abbastanza omogeneo tutte le scuole italiane, e ad eccezione di alcune realtà isolate il numero di risposte è generalmente proporzionale al numero di iscritti per ogni sede.

Il livello globale di gradimento rispetto alla scuola è generalmente alto, in una scala da 1 a 10 più del 70% delle scuole riceve un voto almeno sufficiente, 7 è il voto maggiormente espresso (35,3%).

voto ss

Sebbene la valutazione globale sia sostanzialmente positiva è invece estremamente variabile il giudizio riguardante il trend: per circa il 30% degli specializzandi il livello della scuola è rimasto invariato, per quasi il 30% è parzialmente migliorato, mentre è preoccupante notare come per poco più del 30% vi sia stato un peggioramento parziale e per il 7% il peggioramento sia netto. I dati scuola per scuola sono generalmente omogenei tra di loro, avvalorando ancora di più il valore dei giudizi espressi.

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Il questionario prevedeva quindi la possibilità di argomentare il giudizio sul trend della scuola, per quanto statisticamente non significativo in quanto domanda aperta, il motivo più frequentemente associato ad un peggioramento della qualità della scuola è stata la maggior richiesta di turnazione in medicina interna e lungodegenza, che spesso viene percepita come non dovuta a necessità formative ma soprattutto per necessità di ulteriore manodopera da parte dei reparti internistici. Di contro la motivazione più frequente di un percepito miglioramento è stata l’apertura di nuovi percorsi formativi soprattutto in ambito intensivistico rianimatorio, anestesiologico e specialistico in Pronto Soccorso.
Anche il rapporto con i direttori risulta estremamente eterogeneo, per il 43% degli intervistati è stato possibile migliorare il percorso formativo grazie ad un rapporto di collaborazione, il 40% riesce ad avere un confronto con il proprio direttore ma inconclusivo dal lato pratico, per il 17% invece non vi è alcun feedback ne collaborazione.

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Nella parte successiva del questionario abbiamo indagato le rotazioni presso alcuni reparti ritenuti fondamentali. Dai dati è evidente come vi sia una grandissima variabilità tra le scuole italiane, in parte sicuramente a causa delle differenti risorse locali disponibili. Un dato trasversale a tutte le scuole è però l’elevata frequenza presso il reparto di medicina interna e la scarsa frequenza dei reparti di rianimazione e terapia intensiva, delle sale operatorio e dell’emergenza territoriale. Solo in 3 scuole gli specializzandi frequentano una terapia intensiva per almeno 6 mesi, mentre nella stragrande maggioranza delle scuole non si superano i 2-3 mesi. Numeri praticamente identici riguardano l’emergenza territoriale. Anche la frequenza presso i dipartimenti di emergenza e accettazione è estramemente variabile ma generalmente al di sotto di quanto stabilito dall’ordinamento della S.S. in Medicina d’Emergenza Urgenza: solo 5 scuole su 21 infatti raggiungono i 36 mesi stabiliti dal piano formativo di frequenza nel DEA con una frequenza media di circa 25 mesi.  Alcune scuole permettono una frequenza in PS di poco superiore ai 10-12 mesi, incredibile se si pensa che il lavoro di questi specialisti sarà prevalentemente di pronto soccorso.

Nella fase successiva della survey abbiamo indagato le competenze acquisite in alcuni ambiti specialistici e nell’esecuzione di alcune procedure fondamentali per il MEU. La ventilazione meccanica non invasiva, la rianimazione cardiopolmonare, la defibrillazione/cardioversione elettrica e l’esecuzione di procedure minori come paracentesi e toracentesi risultano acquisite dalla maggioranza degli intervistati. La sedo-analgesia procedurale, il posizionamento di drenaggi toracici, il posizionamento di CVC e la gestione del trauma maggiore invece sono ambiti migliorabili, considerati acquisiti da circa il 40% degli intervistati. Tasto dolente sono invece le competenze specialistiche ortopediche, ginecologiche, otorinolaringoiatriche ed oculistiche, competenze acquisite mediamente da circa il 10% degli intervistati.

 

In conclusione, anche se non è possibile un’accurata analisi statistica di questi dati, in considerazione delle numerose domande a risposta aperta, vogliamo fare alcune riflessioni.

Il tasso di gradimento globale della S.S. in Medicina d’Emergenza Urgenza è ampiamente più che sufficiente, in netto miglioramento rispetto alle survey degli anni precedenti, ma sono in molti i colleghi che segnalano almeno un parziale peggioramento della qualità della stessa. Se da una parte l’attuale ordinamento e organizzazione delle scuole è generalmente apprezzato, anche se estremamente disomogeneo, la riduzione delle turnazioni nei reparti intesivi e PS è percepita come un peggioramento molto significativo, soprattutto se questo è dovuto a delle necessità non formative ma organizzative dei reparti di medicina interna e lungodegenze. In conclusione la medicina interna è considerata parte fondamentale del percorso formativo ma non deve prevalere sulle altre turnazioni. L’ambito anestesiologico e intensivistico è quello percepito come più carente.
In questi anni abbiamo acquisito alcune competenze fondamentali che sono diventate patrimonio del MEU, come ecografia clinica e NIMV, mentre altri ambiti dobbiamo ancora migliorare, vedi gestione avanzata del trauma maggiore, sedo-analgesia ed alcune procedure invasive. Il punto dolente sono le competenze nelle “piccole” specialità e la gestione avanzata delle vie aeree.

Riteniamo quindi fondamentale:

  • Standardizzare il più possibile il percorso formativo.
  • Enfatizzare i percorsi essenziali (es. Anestesia/Rianimazione, Medicina Interna)
  • Stabilire quali rotazioni sono essenziali e come conseguire nelle varie realtà le competenze necessarie per l’attività del MEU (PS Pediatrico, PS Ginecologico, Ortopedia, Oculistica)
  • Aumentare i mesi di frequenza in DEA raggiungendo l’obiettivo di 36 mesi stabilito dall’ordinamento della S.S.
  • Quantificare temporalmente le rotazioni all’interno del DEA (PS, OBI, Medicina d’Urgenza)
  • Necessità di frequentare reparti non Universitari per le rotazioni (maggiore coinvolgimento, maggiore possibilità di partecipare a procedure, assenza di altri specializzandi)
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